L'Editoriale

L’assurdo sbarramento sulla Tasi

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Ogni giorno che passa, la legge di stabilità diventa più pesante. Ieri mattina era 25 miliardi, di sera è arrivata a 27. Da dove usciranno tutti questi soldi? Un po’ dalla nuova flessibilità concessa da Bruxelles, un po’ dalla spending review e il resto dalle tasse salatissime che continueremo a pagare, togliendo così energia a una ripresa che non a caso in Italia arriva molto più lentamente che nel resto d’Europa. Per questo la politica italiana – che pullula di signori tafazzi – è spaccata tra chi vuol portare un fiore al funerale della tassa sulla prima casa e chi invece vorrebbe confermare questa imposta per dirottare invece le risorse disponibili verso nuovi incentivi per l’occupazione. Una opzione fatale. Detto in premessa che ogni taglio di tasse è sempre sacrosanto, con tutta onestà va anche detto che dare qualche centinaio di euro a chi assume non convincerà nessun imprenditore a chiamare nuovi dipendenti, mentre togliere la Tasi favorirà anche i ricchi ma darà un segnale forte al comparto della casa, contribuendo a riattivare l’industria del mattone e tutta la sua filiera. E allora sì che ne beneficerà anche l’occupazione.

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