L'Editoriale

L’autogol del Centrodestra su Conte e il caso Fiber

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Se non imbrogliasse gli italiani con le bugie sull’aumento delle tasse, gli immigrati e il Governo che fa scappare dall’Ilva quei benefattori dell’ArcelorMittal, al Centrodestra resterebbe ben poco per tenersi stretto un consenso dopato da giornali e tv a reti unificate. Una prova l’abbiamo vista ieri, col tentativo di affibbiare al premier Giuseppe Conte un conflitto d’interesse per un incarico professionale precedente all’ingresso a Palazzo Chigi, e i cui effetti successivi hanno visto lo stesso Presidente del Consiglio sempre distante da ulteriori atti.

Sentire il partito di Matteo Salvini accusare il capo dell’Esecutivo di poca trasparenza faceva scompisciare dal ridere, visto che il leader della Lega si è rifiutato di riferire al Parlamento sul caso Savoini, o alla Commissione antimafia su eventuali rapporti col mondo che girava attorno ai suoi uomini Arata e Siri. Ancora più surreale era sentire Forza Italia scandalizzata per la recondita possibilità di un conflitto d’interessi, specialità di casa Berlusconi. Logico che alla fine il blitz finisse nel nulla.

Capaci solo di smontare quello che fa il Governo, gli riesce bene protestare perché nella Manovra non ci sono abbastanza soldi da destinare a maxi tagli delle imposte o a stratosferici investimenti, ma poi si guardano bene dal dirci dove stanno i miliardi per farle loro queste stesse cose. Un gioco da illusionisti di cui nessuno chiede conto nei talk show, mentre su ogni cosa che si fa sul serio, soprattutto se è targata 5S, si divide il capello in quattro. Così alla fine il prestigiatore vince, anche se tutti sappiamo dov’è il trucco.

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