Le Autostrade non cambiano mai. Ora chiedono di aumentare le tariffe

Autostrade - adesso non più controllata dai Benetton ma dalla Cassa Depositi e Prestiti - torna a chiedere di aumentare le tariffe.

Finirà che rimpiangeremo i Benetton. Anzi, cominciamo subito, perché stavolta non basterà un flacone intero di Maalox per mandar giù l’ultima porcheria del governo Draghi. Dunque, dopo aver affidato alla famiglia di Ponzano Veneto le autostrade in cambio di due noccioline (negli anni ’90), abbiamo pagato per trent’anni pedaggi carissimi, tra i più alti d’Europa.

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Poi è arrivata la strage del Ponte Morandi di Genova e lo Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti si è ricomprato i caselli dati in gestione ai Benetton, sborsando altri otto miliardi e cocci. Un sacrificio necessario a garantire le manutenzioni che non si erano fatte e a far scendere finalmente le tariffe. E invece qual è l’ultima novità?

Autostrade – adesso non più controllata da Atlantia (cioè Benetton) ma dalla Cassa Depositi e Prestiti – torna a chiedere di aumentare le tariffe. Attenzione: c’è un filo rosso che lega tutta questa storia. Quando lo Stato consegnò le autostrade ai Benetton era direttore generale del Tesoro Mario Draghi.

Lo stesso che ha cacciato su due piedi l’amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti scelto da Conte, Fabrizio Palermo, nonostante avesse fatto benissimo e stesse ricomprando la concessione autostradale trattando sul prezzo. Al suo posto è stato piazzato il più fedele dei collaboratori di Draghi, Dario Scannapieco, che appena versato il maxi-assegno ai Benetton ha nominato nuovo amministratore delle autostrade lo stesso amministratore dei Benetton, tale Roberto Tomasi (nella foto).

Cioè chi adesso chiede di aumentare di nuovo le tariffe. Saremmo alle comiche, insomma, se non fosse che in questo ennesimo scandalo al sole tocca sempre ai cittadini pagare per tutti, tra l’altro nell’indifferenza generale. Se si dedicasse, infatti, a questi temi appena l’1% delle trasmissioni televisive che si fanno per accanirsi sui poveretti che campano con 500 euro al mese di sussidio, gli italiani saprebbero dove finisce la ciccia e non le briciole.

Ciccia come i 2,5 miliardi che sempre il Tesoro presidiato dall’altro fedelissimo di Draghi, Daniele Franco, sta per consegnare al Monte dei Paschi di Siena per tappare i buchi con l’ennesimo aumento di capitale, mentre per far scendere le bollette di luce e gas a tutti gli italiani non c’è un euro.

Soldi che a maggior ragione mancano per tagliare le tasse e il cuneo fiscale sul lavoro, a meno di prenderli non dai regali a banche e Benetton ma dalle tasche dei soliti instancabili pagatori – dipendenti e pensionati – o, in subordine, tagliando quel poco che va ai poveri Cristi con il Reddito di cittadinanza, per la gioia generale di chi incassa indisturbato il malloppo vero, con i loro complici che tengono il sacco, dalle destre a Renzi & C.

A loro in fondo che importa se gli automobilisti l’aumento dei costi è già fortissimo in autostrada, visto il prezzo a cui è arrivata la benzina. E non si tratta qui di fare populismo e di bacchettare chi gira con le auto blu o prende il rimborso chilometrico dalle tesorerie delle Camere.

Qui si tratta di chiedere una risposta chiara su cosa le abbiamo ricomprate a fare le autostrade se tutto è rimasto come prima, e persino in una fase di forte frenata dell’economia non si mette un freno ai costi di trasporto, che aumentando fanno salire il prezzo finale delle merci e l’inflazione. Un’altra tassa sugli italiani, che prima o poi si romperanno di pagare sempre.