L'Editoriale

Le nostre Camere mortificate

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Le code per eleggere il Parlamento iraniano ci ricordano il valore di queste assemblee, persino in Paesi dove la democrazia deve sottostare a molte limitazioni. Perciò i Parlamenti vivono anche nei regimi più dispotici, seppure conservati come feticci. In nome di una sacrosanta accelerazione nei meccanismi decisionali, in Italia stiamo per abbracciare una riforma che interrompe l’anacronistico bicameralismo perfetto, dimezzando di fatto il nostro Parlamento. Il Senato, infatti, non sarà più formato da eletti, ma diventerà un club di nominati dalle Regioni. Si dirà che questo era il prezzo da pagare per superare meccanismi bizantini. Ma se la riforma poteva essere fatta diversamente (e vedremo cosa dirà il referendum) è imperdonabile lo svuotamento sistematico delle prerogative parlamentari. La Costituzione su questo è chiara. Al di là del fatto che l’Italia ripudia la guerra, non si dovrebbe nemmeno immaginare di inviare soldati all’estero senza informare le Camere. Quello che invece sta accadendo in Libia, spacciando i militari per servizi speciali. Un trucco che umilia gli italiani, prima ancora che i nostri rappresentanti.

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