L'Editoriale

Michetti chi? E Gualtieri quaquaraquà

Quando Totò diceva che “ogni limite ha la sua pazienza” evidentemente non poteva immaginare dove sarebbero arrivati tali Michetti e Gualtieri con le loro promesse elettorali.

Michetti chi? E Gualtieri quaquaraquà

Quando Totò diceva che “ogni limite ha la sua pazienza” evidentemente non poteva immaginare dove sarebbero arrivati tali Michetti e Gualtieri con le loro promesse elettorali. Prima ancora che si aprano le urne, i due candidati di destra e sinistra alla guida di Roma hanno già problemi con i programmi depositati in tribunale. Prendiamo l’ex ministro del Pd, che per risolvere il problema dei rifiuti nella Capitale ieri ha escluso l’autorizzazione di una nuova discarica di servizio.

Peccato che nel piano ufficiale abbia proposto di aprirne due. E che dire del suo concorrente presentato nella pubblicità elettorale con la faccia della Meloni e di Salvini? Michetti chi? – come lo chiamano in giro – scrive nel suo programma che intende realizzare “opere sobrie, realistiche e fattibili, senza ricorrere a eterni grandi piani, virtuali e inattuabili”.

Bene, aspettiamo di leggere il primo programma elettorale al mondo che dica il contrario, ma di quali opere parli, quando si faranno e dove non c’è traccia. Più che un patto con i cittadini, com’è nello spirito della legge, la lista degli impegni di Michetti perciò sembra una burla. Se prendiamo anche qui il decoro urbano, c’è scritto che si investirà (testuale) su nuovi impianti avveniristici di raccolta, stoccaggio e trattamento dei rifiuti. Ma di che genere di impianti parli e dove localizzarli non è mai specificato.

E che dire dei trasporti pubblici, altra croce dei romani, che la Raggi per lo meno ha salvato dal fallimento dopo averla trovata con 1,3 miliardi di debiti accumulati da Rutelli ad Alemanno? I biglietti dell’Atac – l’azienda dei bus urbani – per Michetti saranno venduti con la tecnologia digitale (come?) ma torneranno anche i bigliettai a bordo (chi li paga?), e si assicureranno servizi di qualità (quali?) e margini (quanti?).

Siamo davanti, dunque, a un fiume di banalità, che a differenza dei programmi molto più approfonditi della Raggi e di Calenda tradiscono l’approssimazione con cui i candidati dei partiti apparentemente maggiori si stanno presentando agli elettori. E se ci prendono in giro così ancor prima di votare, una volta chiuse le urne che cosa possiamo attenderci?