Non sappiamo a quali conclusioni porteranno le urgenti verifiche richieste dal Quirinale e già attivate dal ministero della Giustizia per il tramite della Procura generale di Milano in relazione alla grazia, istruita dagli uffici di Via Arenula e firmata dal Capo dello Stato, concessa all’ex consigliera regionale della Lombardia, Nicole Minetti. Ma un elemento, a prescindere, salta all’occhio: la discrezione del provvedimento di clemenza, concesso lo scorso febbraio e tenuto lontano dai riflettori e dal giudizio dell’opinione pubblica, fino a un paio di settimane fa, quando la trasmissione Mi Manda Rai 3, condotta da Federico Ruffo, ne ha dato notizia. Solo allora, grazie alle successive inchieste del Fatto Quotidiano, a firma Thomas Mackinson, la grazia che ha condonato la condanna a 3 anni e 11 mesi (2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nel processo Ruby-bis, e 13 mesi per peculato) della quale l’ex igienista dentale cara a Berlusconi non avrebbe scontato un giorno di carcere (sotto i 4 anni la pena si sconta con l’affidamento ai servizi sociali) è diventata un vero e proprio caso. Tanto da spingere il Presidente della Repubblica a chiedere, alla luce delle anomalie denunciate (e finora smentite da Minetti) dal quotidiano, ulteriori approfondimenti con una lettera pubblica al ministero della Giustizia rivelatrice di tutta l’irritazione del Colle per la gestione dell’istruttoria. E di fronte alla quale resta in sospeso una domanda: cos’altro deve fare Nordio – se non bastassero il caso Almasri e la débâcle referendaria – per sperare nelle sue dimissioni?
L'Editoriale
Nordio ci faccia la grazia delle dimissioni