L'Editoriale

Per la ripresa serve più spinta

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Contrordine, la crisi è tutt’altro che finita. Non c’era bisogno dei nuovi dati dell’Istat sulla disoccupazione – risalita a febbraio – per accorgerci che l’ottimismo elargito a piene mani dal governo era quantomeno prematuro. Il trend però è positivo e più per due motivi esterni che per scelte dell’esecutivo presto riagganceremo un po’ di ripresa. I due motivi sono l’immissione di liquidità monetaria da parte della Bce (con il conseguente calo dello spread) e la flessibilità di Bruxelles sui conti pubblici. Il Governo da parte sua sta facendo i compiti a casa e dagli 80 euro in busta paga al Jobs Act sicuramente sta realizzando una politica economica espansiva più efficace rispetto ai due esecutivi precedenti. Tutto questo però non basta, soprattutto se entra in contraddizione con altre misure di tipo restrittivo. I casi più evidenti sono lo split payment e il reverse charge, due termini incomprensibili che vogliono dire il sequestro di quasi venti miliardi di liquidità dell’Iva alle piccole imprese a partire da oggi. Ieri la Cna, la maggiore associazione nazionale dell’artigianato, ha lanciato l’allarme: molte aziende salteranno. Così è difficile che l’economia riparta.

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