L'Editoriale

Più senso liberale sui diritti

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Si facesse un referendum sulle Unioni civili, chissà quanti tassisti andrebbero a votare per l’estensione dei diritti alla coppie gay. Pochi, certamente, farebbero muro contro quella che è sentita come un’evoluzione del vivere civile. Se però pensiamo a un’altra di evoluzione, e cioè l’applicazione delle nuove tecnologie informatiche ai trasporti pubblici, ecco che il progresso non va più bene. Ieri a Parigi come in mezza Italia migliaia di tassisti hanno manifestato anche violentemente contro Uber, l’applicazione che permette a chiunque di farsi trasportare spesso più facilmente ed economicamente rispetto ai taxi. “Uno strumento che incentiva il lavoro abusivo”, dicono gli autisti con regolare concessione dello Stato. Ma tutte queste parole possono essere sostituite con un solo sostantivo: progresso. E al progresso, quando non supera limiti etici invalicabili, si oppone solo chi persegue logiche oscurantiste. Per non parlare della difesa di rendite di posizione. Ai tassisti, come alle frange più intransigenti delle associazioni cattoliche e di quelle gay, farebbe bene invece una buona dose di liberalismo. E di tollerante sfida al cambiamento.Se anziché bloccare Uber, i taxi diventassero più efficienti, con le auto più pulite e a buon mercato, la sfida sarebbe alla pari e alla fine ne guadagnerebbe tutto il mercato. Così come gli estremisti sui diritti. Riuscissero a parlarsi per trovare un punto di equilibrio che regoli le unioni dello stesso sesso e le adozioni, tutto il nostro sistema legislativo farebbe un passo avanti nel modo più condiviso e consapevole. Tanti invece continuano a fare le barricate. Una battaglia che contro il progresso serve a poco. Così come contro chi chiede il riconoscimento di diritti fondamentali. E lasciando la disputa al conflitto alla fine vincerà solo una delle diverse posizioni estreme. Non è detto che sia la migliore.

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