L'Editoriale

I proclami e le circolari di Salvini sono solo arnesi di una propaganda che serve ad acchiappare consensi

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D’accordo che ormai c’è la nuova legge sulla legittima difesa – a proposito, a settimane dall’approvazione non c’è traccia del Far West immaginato dalle opposizioni – ma sparare sull’esercito non è una grande idea, soprattutto se a farlo è il ministro dell’Interno, titolare di competenze ben distinte da quelle della Difesa. Matteo Salvini però a furia di cambiare divise deve aver aperto l’armadio sbagliato, e impartendo direttive ad ammiragli e generali per bloccare pure i pesci che transitano nel Mediterraneo ha prodotto un atto nullo, buono giusto per la campagna elettorale. Lo sceriffo d’Italia, il cui lavoro a tempo pieno è far vedere che con lui non si passa alla frontiera, in realtà ci scodella ogni giorno un’invenzione, come le circolari senza valore o la promessa di chiudere i porti anche ai profughi in fuga dalla guerra in Libia. Ovviamente respingere chi fugge dalle bombe non si può fare, a meno di commettere un crimine contro l’umanità di cui ci sono forti dubbi sulla disponibilità dello stesso Salvini a farsi giudicare. Quindi proclami e letterine sono solo arnesi di una propaganda che serve ad acchiappare consensi, mentre i problemi restano sul tappeto, e tocca al premier Conte e ai Cinque Stelle affrontarli con un bagno di responsabilità tanto difficile da spiegare quanto facile da spacciare per l’inesistente voglia di riempirci di stranieri. Un giochetto che a poche settimane dalle urne europee è comprensibile, ma che va smascherato, a meno di illuderci che la possibile invasione dei barconi cambi rotta convinta da minacce e circolari.

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