L'Editoriale

La Raggi e i voti dei romani

VIRGINIA RAGGI
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È il giallo del momento: a chi darà i suoi duecentomila voti la Raggi? Al tribuno delle destre, Michetti, o a Gualtieri, candidato del Pd, cioè il partito che ha le maggiori responsabilità del dissesto di Roma, se non altro per il numero di anni in cui ha governato la città negli ultimi tre decenni?

Come nei vecchi racconti polizieschi, dove l’assassino è sempre il maggiordomo, anche in questo Romanzo Comunale la soluzione del mistero è più facile di quanto si possa immaginare: i duecentomila voti non sono della Raggi ma dei romani (leggi l’articolo). Dunque chi vuole schierare la sindaca uscente, e per lei i 5S, ha come unico movente dividere ancora di più il Movimento, creando una nuova frattura, questa volta tra Conte e Raggi-Grillo.

Un duello da consumare in fretta, perché tra una settimana c’è il ballottaggio e il giochino finisce. Queste elezioni – con i giochi fatti prima che si eleggesse l’attuale capo politico dei 5S – non hanno però nulla a che fare con il dialogo aperto da Conte col Centrosinistra, al primo come al secondo turno. Quindi ci sta che i Calenda, i Renzi e i giornali al seguito si inventino ogni contrasto possibile, ma attenzione a cascarci.

Il percorso avviato è complicato e niente affatto scontato, soprattutto se i facilitatori sono vecchi arnesi del sistema come il governatore De Luca. Caste senza vergogna, che hanno tutto l’interesse a rompere i ponti, perché i 5S sono la prova provata della loro incapacità di governare nell’interesse dei cittadini e non di lorsignori. Ma se un fronte M5S-Pd-Leu nascerà, non dipenderà dai prossimi ballottaggi, così come da certi sabotatori.

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