L'Editoriale

Riapriamo ma solo se è sicuro

riaperture MELONI SALVINI
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Nella gara a chi è più aperturista degli altri, Meloni, Salvini e compagnia cantante sono arrivati ai trucchetti più sleali. Ordini del giorno parlamentari, raccolte firme, maratone in tv per lisciare il pelo a ristoratori e sonnambuli strasicuri (la soffiata è dei loro virologi di fiducia) che il coprifuoco non serva a niente contro la pandemia. Una visione non del tutto sbagliata se non fosse che abbiamo visto i comportamenti individuali della movida notturna, con assembramenti e il virus che gira dove di giorno non è riuscito ad arrivare.

Alla destra più irresponsabile, o a Renzi che la insegue, tutto questo non importa, perché lucrare un po’ di voti vale più della sicurezza di tutti i cittadini, soprattutto in questa fase di graduale ritorno alla normalità, in cui è in gioco la stagione estiva. Le altre forze politiche, supportate da report e scienziati autorevoli, sono invece invisibili, vergognose di Sostenere un rigore a cui è avventuroso rinunciare, e così fatte passare per inermi mentre solo Giorgia e Matteo si danno da fare.

Una rappresentazione che trasforma i prudenti in pericolosi nemici delle attività produttive, e i giocatori d’azzardo in salvatori della Patria, fermo restando che quando le cose vanno male la colpa è di Speranza, di Arcuri, dell’Europa che non manda i vaccini e il primo che passa. In nulla hanno sbagliato Briatore, Santanchè, Vissani e gli altri guru cavalcati dai sovranisti, che volevano riaprire tutto già un anno fa, togliere le mascherine e convincerci che il virus non fa male. Se qualcuno ha ancora dubbi, pensi a loro. E saprà da che parte stare.

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