Salvini, attaccati al virus!

di Gaetano Pedullà

Della diffusione del coronavirus, delle terapie necessarie e delle responsabilità cinesi nell’informare il mondo sappiamo poco. Gli scienziati fanno quello che possono e l’informazione controllata dai regimi se la passa anche peggio. Se però c’è una cosa certa, questa è che i virus non sono né di destra né di sinistra, non votano per Trump o per Macron, trattano allo stesso modo popolo ed élite. Perciò fare polemica su un’epidemia può essere solo una mossa da sciocchi. Oppure da disperati. Ora ognuno tragga le conclusioni che vuole sulle accuse di Matteo Salvini al Governo, colpevole di non aver sigillato l’Italia da tutti coloro che arrivavano dalla Cina, e mentre ci siamo anche da tutti i non cinesi provenienti da aeroporti dove è transitato qualcuno del miliardo e quattrocento milioni di cinesi che ci stanno nel pianeta. Bisogna controllare ogni ingresso in Italia, ha detto candidamente, quando da ministro dell’interno inchiodava per qualche giorno i migranti di quattro navi delle Ong e contemporaneamente però gli sbarcavano sotto il naso centinaia di persone.

Cosa spinge allora il leader della Lega a non starsene zitto almeno per un giorno, rispettando la preoccupazione che monta nel Paese? Evidentemente la seconda delle due possibilità: è terrorizzato dal vedere spegnere i riflettori che da mesi ha puntati addosso. A parte il Senato che tra due settimane deciderà se mandarlo a processo per l’ipotesi di sequestro sulla nave Gregoretti, all’orizzonte c’è a fine marzo un plebiscito a favore dei Cinque Stelle nel referendum contro il taglio dei parlamentari (su cui Salvini e i suoi si erano espressi a favore quattro volte, per poi assecondare sconsideratamente l’esatto opposto) e la più lontana tornata elettorale in regioni dove sempre il leader leghista non ha scelta che cedere i candidati governatori alla Meloni e Berlusconi. Perciò è naturale che il Capitano, come ama farsi chiamare dai suoi sostenitori, non abbia scelta che attaccarsi a tutto pur di far parlare di sé, anche al virus.

 

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