L'Editoriale

Se votare fa rima con incassare

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Evviva la democrazia, evviva le elezioni. Magari tra un politico e l’altro cambia poco, ma per lo meno a molti entra in tasca qualcosa. Non è stato Renzi a inventare questa moda, ma di sicuro nel settore non lo batte nessuno. Ricordate i sindaci che rifacevano le strade proprio gli ultimi mesi prima delle urne? E i ministri che tagliavano i nastri di ogni opera pubblica? Bene, quelli erano dilettanti rispetto al nuovo corso, dove votare fa rima con incassare. Alle scorse europee arrivarono gli 80 euro e portò bene a Palazzo Chigi. Naturale, quindi, che si pensi di replicare con le prossime amministrative, anche questa volta con 80 euro da allungare ai pensionati più poveri. In questa lunga fase di debolezza dell’economia, lo Stato che mette in circolo un po’ di soldi non può che far bene. Ma se questi soldi servono a blindare una classe dirigente che poi non fa nient’altro di concreto per smuovere l’economia, allora abbiamo il danno e la beffa. Il danno è di aver continuato a rafforzare chi sa darci solo briciole; la beffa invece aver accresciuto, anche con queste mance, il nostro debito.

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