L'Editoriale

Serve un’economia di guerra

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Ora che la frittata è fatta, e sarà solo la storia a stabilire se la colpa della guerra in Ucraina è tutta di Putin che ha invaso uno Stato sovrano oppure di Usa ed Europa che hanno creato insieme a Kiev chissà quali minacce a Mosca, c’è da capire dove ci porta il conflitto e chi paga il conto.

Ieri i missili sono caduti anche sulle Borse – solo in Italia si sono bruciati 30 miliardi – e sul prezzo del gas, con le conseguenze facilmente immaginabili sulle nostre bollette. Le sanzioni, che saranno pesanti, si andranno ad aggiungere a quelle che già penalizzano da anni le esportazioni italiane, e in modo particolare l’agroalimentare.

Non si tratta, dunque, di fare altri sacrifici, ma di prepararci a un’economia di guerra. Di fronte a una situazione eccezionale, com’è stata la pandemia, o com’è l’intervento militare a cui stiamo assistendo, i governi hanno due strade: abbandonare tutti al loro destino oppure adottare serie politiche di sostegno.

Su questo, prima ancora che la situazione precipitasse, si erano espresse alcune forze politiche, a partire di 5 Stelle e dalla Lega, chiedendo al premier Draghi uno scostamento di bilancio per sterilizzare sul serio gli aumenti di luce e gas, piuttosto che destinare ogni tre mesi qualche miliardo senza produrre effetti concreti per famiglie e imprese.

L’Italia – era la spiegazione – ha già fatto molto debito pubblico per affrontare il Covid – ma una guerra sull’uscio di casa non può essere ignorata dal punto di vista delle ricadute economiche, se non al prezzo di massacrare il sistema produttivo e rendere ancora più insostenibili le già gigantesche disuguaglianze sociali che abbiamo.

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