L'Editoriale

Per la sinistra dei Tafazzi non c’è cura

sinistra Letta
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Inutile nascondersi dietro alibi o rimpianti: il vaccino per il Covid l’hanno trovato ma per l’autolesionismo della Sinistra non c’è cura. A destra, dove Salvini e Meloni non si parlano e Forza Italia ormai ha poco da dire, come al solito si presenteranno con candidati comuni. Così si assicureranno la vittoria o in caso di ballottaggio tutti i vantaggi di una campagna elettorale unitaria.

Al contrario, il Pd e i Cinque Stelle, che a questo giro di amministrative avevano tutte le carte in regola per fare accordi e correre per lo meno ad armi pari, marceranno divisi, con l’illusione delle intese al secondo turno, quando è grasso che cola se i due elettorati – dopo essersele date di santa ragione – non si spuntano in un occhio a vicenda.

Prepariamoci perciò a uno scenario pressoché scontato, che premierà i partiti campioni di demagogia con i cittadini ma più opportunisti e concreti alle urne. Certo, delle sorprese potranno esserci, e tra queste c’è da augurarsi che ci sia Roma, dove la città con la Raggi ha ripreso fiato dopo decenni di ruberie.

Ma per molti dei sindaci e Consigli comunali da eleggere (c’è pure la Regione Calabria) l’esito complessivo è segnato. Uno scenario che non è frutto del caso, ma della precisa responsabilità di un Pd incapace di venire a patti con i Cinque Stelle se non da posizione egemone.

Da un leader debole come Letta non c’era da aspettarsi di più, e Zingaretti ha limitato il danno non regalando alle destre pure la Regione Lazio. Si cammina sulle macerie, insomma. Rovine su cui è domani sarà sempre più difficile costruire.

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