L'Editoriale

Sono troppe le fratture del chirurgo

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Non c’è niente da festeggiare. La caduta di Marino è una sconfitta per Roma e per i cittadini che l’hanno votato, aspettandosi il miracolo da un’esponente di quella società civile che prometteva di cambiare profondamente la Capitale. La situazione però non consentiva altro epilogo. Colpa prima di tutto della plateale inefficacia della sua amministrazione, di una città sporca e nel caos. Ma gli errori sono stati tanti. Dai ponti tagliati col Vaticano all’insulto continuo col centrodestra (e i fascisti spediti nelle fogne), dagli strappi con un mucchio dei suoi stessi assessori e col suo partito. La frattura più profonda è stata però il rapporto con la città, non tanto per qualche cena messa in conto al Comune, ma per aver nascosto la verità, inventandosi ospiti mai arrivati a queste colazioni di lavoro. Si sentiva forte Marino, tanto da stare in vacanza mentre si decideva se commissariare il Campidoglio. Sapeva bene che senza di lui si apriva la strada ai 5Stelle. Perciò fu graziato. Fino a ieri, quando nel Pd ha fatto capolino l’idea cinica che se Roma finirà a Grillo sarà peggio per lui. Così vedrà che vuol dire. L’epilogo che il chirurgo non aveva considerato.

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