L'Editoriale

Stavolta Beppe non fa ridere

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Beppe Grillo deve essersi ricordato il mestiere che faceva prima di scoprirsi statista ed è tornato a fare il comico. La gag sulla legge elettorale però non gli è riuscita benissimo. Certo, dall’accordo con Renzi e Berlusconi stava venendo fuori una tale schifezza che l’improvvisa marcia indietro ha fatto tirare un sospiro di sollievo alla base Cinque Stelle. Ma il via libera rimangiato alla velocità della luce non lo fa brillare per affidabilità e coerenza. L’obiettivo dell’intesa era chiaro: stanare le vere intenzioni di chi giura di voler andare a votare e far diventare pazzi i cespugli a destra, a sinistra e al centro, costretti a partire dal Parlamento senza biglietto di ritorno. Il nuovo appello alla rete sembra perciò più un alibi per sfilarsi che il giusto tributo a quella democrazia diretta che il Movimento sostiene da sempre. Col risultato di far tornare ogni scenario in alto mare, illustrando al mondo che qui la politica naviga a vista. Non proprio quello che si aspettano gli osservatori e i mercati. Dove guarda caso l’Ocse anche ieri ci ha detto che la nostra economia sarà quella che crescerà meno in Europa.

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