L'Editoriale

Tasse perse. La lezione delle banche

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Il ragionamento è semplice: se un modesto impiegato deve restituire diecimila euro a un banca ha un problema, ma se la somma che deve dare è di dieci milioni allora è la banca che ha un problema. Spostiamo l’asse sugli italiani e il fisco ed ecco che la storia si ripete. Qui abbiamo un Paese che va avanti con una crescita modestissima e ventuno milioni di persone – cioè un terzo della popolazione, neonati compresi – che ha qualcosa da dare all’erario. A meno di voler continuare a fare gli struzzi, il problema va affrontato seriamente. Lasciamo perdere i moralisti d’accatto, per cui tutti devono pagare fino all’ultimo, e poi visti i numeri dell’evasione molto spesso sono i primi ad avere pendenze di ogni tipo. Affrontare sul serio il problema vuol dire mettere un numero significativo di persone nelle condizioni di riuscire a mettersi in regola. E quindi di ragionare su un condono, parola che una politica debole non ha il coraggio di pronunciare per paura di sembrare amica degli evasori. Diversamente questi debiti col fisco diventeranno come i Npl (crediti inesigibili) delle banche. Con l’effetto sul credito che abbiamo visto.

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