L'Editoriale

Trenta denari

ELISABETTA TRENTA
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Con la proposta di ripristinare le porte girevoli tra politica e magistratura, la commissione di giuristi incaricata dalla guardasigilli Cartabia smonta un altro pezzo della riforma Bonafede, e getta la maschera su dove sta andando a parare il sistema. Si torna indietro sul meccanismo di valutazione delle toghe e sulla nomina del plenum del Csm, e se ci mettiamo di santa pazienza tra un po’ rivedremo la prescrizione e i bei tempi antichi, quando le correnti dettavano legge tra le toghe, inciuciando a notte fonda con i partiti negli hotel.

Siamo in piena restaurazione, e del terreno conquistato con fatica dai governi Conte non c’è più un solo metro che sia al sicuro. Una deriva che è ben chiara persino in Europa, dove ancora non ci hanno dato un euro dei miliardi del Recovery Fund, ma già ci dicono che un milione di lavoratori va licenziato, come chiede da mesi Confindustria. In questo quadro il Movimento resta per ora in maggioranza, aspettando i miracoli della transizione ecologica e un nuovo capo politico.

Il caos ideale per la fuga dei disertori, che approdando in altri lidi hanno tanto da guadagnare. Lo stipendio pieno, senza restituzioni, ha spinto i più disinvolti a tradire già nei primi mesi della legislatura, ma adesso scappano anche i non parlamentari, per riposizionarsi alle prossime elezioni o per altri oscuri motivi personali.

L’ultimo caso è quello dell’ex ministra Elisabetta Trenta, di cui su questo giornale abbiamo scritto male quando non ha fatto nulla per risarcire i militari vittime dell’uranio impoverito (come da promessa elettorale) e poi abbiamo riscritto malissimo quando si è asserragliata nell’abitazione di servizio, lasciandola solo quando la sua permanenza dopo l’uscita dal ministero era diventata uno scandalo nazionale.

Ora ciascuno è libero di fare le valutazioni che crede, ma chi fugge quando la nave imbarca acqua si qualifica da sé. Soprattutto se va via sbattendo la porta. Uno stile di gran moda nella politica italiana. A cui nemmeno gli ex 5S riescono a scampare. Partendo dai più miracolati, che dicono di fare questa scelta afflitti dal dolore, mentre in realtà facendosi da parte stanno facendo un regalo a chi resta a battersi a mani nude per un Paese migliore.

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