L'Editoriale

Un capo debolissimo per il Pd

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Che fatica che stanno facendo non pochi commentatori politici per salvare il neosegretario del Pd Enrico Letta dalla prima polpetta avvelenata dei suoi amici di partito. L’ex ministro Gualtieri rilascia dichiarazioni chiarissime sulla sua candidatura a sindaco di Roma, mettendo a rischio ogni possibile alleanza con i 5 Stelle e confermando quanto a via del Nazareno sanno pure i muri, ma il racconto sui giornali è che Letta è stato colto di sorpresa, e che è irritato per la fuga di notizie.

Insomma, si preferisce far passare il nuovo leader per fesso piuttosto che dire la verità: il Pd ha una guida debole e a contare sono i capibastone di sempre. A due giorni dall’elezione con una maggioranza bulgara, nonostante il partito sia balcanizzato dalle correnti, Letta è stato avvisato: faccia il segretario ma non metta bocca sulle poltrone.

Così ieri Enrico “stai sereno” ha ricevuto Gualtieri e di fronte alla levata di scudi di Grillo e della base M5S attorno alla loro sindaca ha rinviato ogni decisione ad aprile. Si badi bene: non ha mandato l’ex ministro dell’Economia a quel paese ma ha preso tempo, aspettando di mettere anche questa faccenda nei colloqui che avrà presto con Conte, ma anche con Renzi e Calenda, come è stato detto all’assemblea dei dem domenica scorsa.

Così più che un’alleanza elettorale con i 5S, il Pd dimostra di avere in mente al massimo un accordo commerciale, dove si compra e si vende al migliore offerente, senza la voglia di aprirsi su nuove basi ideali. Un cambio di prospettiva impensabile finché nei dem comanderanno i caminetti e gli eterni ras locali.

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