L'Editoriale

Una partita di potere per Renzi

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Attenzione a sottovalutare Matteo Renzi, un personaggio riuscito a portare il Pd al massimo storico e poco dopo al suo minimo di sempre, per poi scendere ancora con il partitino fai-da-te Italia viva, stimato tra il 3 e il 5%. L’ex sedicente rottamatore sa bene che se continua a tirare la corda si rischia di andare a votare, e così taglierebbe lui stesso il ramo sul quale sta seduto, probabilmente restando fuori dal prossimo Parlamento. Un sacrificio in nome di cosa? Del ripristino della prescrizione con cui migliaia di imputati sono riusciti a farla franca dai processi?

Il tema, buttato in vacca accusando la riforma Bonafede di essere giustizialista (e chi se ne frega dell’impunità diventata sistema) un tempo era tra le promesse dell’ex premier fiorentino. E allora diciamo la verità: ma davvero un politico tanto esperto andrebbe all-in, cioè giocherebbe così il tutto per tutto, come un biscazziere qualunque? Evidentemente no, e perciò e probabile che dietro ci sia un piano. Anzi, in questo caso due. Il primo è portare al massimo della tensione l’Esecutivo per conservare quanto più potere è possibile con il prossimo giro di nomine pubbliche. Quasi tutti gli attuali manager e consiglieri delle grandi società partecipate dallo Stato sono farina del sacco renziano, e non avere quasi più voce in capitolo in queste scelte sgretola quel sistema che vediamo da anni alla Leopolda, la kermesse politica dove top manager e industriali chissà perché fanno la fila per andare e depositare ricche donazioni.

Ma di partita ce n’è anche un’altra. Se cadesse Conte, Renzi sa bene che neppure un gran numero di deputati e senatori vorrà andare a casa, e pertanto potrebbe improvvisarsi regista di una nuova maggioranza, magari con un nuovo premier non sgradito a Mattarella, com’è Franceschini. Conoscendo bene quanto giochi d’azzardo, il Quirinale ha già dato il due di picche a Matteo, ma a chi è tanto spregiudicato da mettere un Paese intero a rischio instabilità, o di consegnarlo alle Destre, neppure questo è bastato. Consoliamoci con la prospettiva che in caso di elezioni difficilmente sentiremo ancora parlare di Renzi, se non per i processi di quello che fu il suo giglio magico.

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