L'Editoriale

Uno statista non tira a campare

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Facciamo un discorso cinico, come lo è il rassemblement politico, mediatico e di potere che sta facendo cose da pazzi per cacciare Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Le restrizioni del nuovo decreto (leggi l’articolo) sono pesantissime al termine di un anno emotivamente ed economicamente senza paragoni da quando c’è la Repubblica. L’Italia è stanca, spaventata del futuro, e per molte attività chiudere durante le feste sarà una mazzata fatale. Più comodo, perciò, sarebbe stato adottare una linea lasca, possibilmente evitando di addentrarsi nel ginepraio di limitazioni su quanti parenti ospitare in casa, come si contano i minorenni e altre prescrizioni che sanno di Stato di polizia.

Una pacchia per le destre, i presidenti di Regione e i commentatori che hanno sempre soluzioni migliori su tutto, bravissimi a rifilare critiche un tanto al chilo, anche a costo di smentire la sera quello che hanno affermato la mattina. I nuovi divieti, quindi, costeranno cari in termini di consensi, aggravando una situazione già delicata per l’Esecutivo a causa dei giochi di Renzi, delle pressioni dell’establishment per mettere le mani sui miliardi del Recovery Fund e dell’esiguità dei numeri della maggioranza in Parlamento, anche a causa di tanti voltagabbana eletti da una parte e passati spudoratamente dall’altra.

Uno di questi, Gianluigi Paragone, due sere fa mi ha mandato aff… e dato del coglione in diretta tv, scatenandomi contro centinaia di maleducati al suo livello, quando in politica non c’è nulla di più volgare del tradire il mandato degli elettori a sostenere una bandiera e poi sputarci sopra, ovviamente restando incollati al seggio. Un opportunismo a cui il premier non ha badato, sapendo che per tirarci fuori prima possibile dalla pandemia e salvare molte vite ci sarà anche per lui un prezzo da pagare. Cedere alla piazza, ai virologi che già ad agosto davano il virus per morto o alle pretese aperturiste di Italia Viva sarebbe stato facile. E per certi aspetti conveniente. Ma sono queste scelte che fanno la differenza tra gli statisti e i politici di piccolo cabotaggio che tirano a campare.

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