L'Editoriale

Wall Street ci sta avvisando

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La ricreazione sta finendo. E la caduta secca di Wall Street, solo ieri andata giù di sei punti, ci avvisa che dobbiamo prepararci a tempi duri. Insieme alla crescita economica, gli Stati Uniti hanno visto salire gli stipendi e con questi anche i prezzi dei beni di consumo e l’inflazione. La conseguenza è che la Banca centrale americana presto dovrà alzare i tassi, trascinando su questa stessa strada l’Europa. Chiedere denaro in prestito alle banche per investire (quando te lo danno) costerà di più e le imprese ne soffriranno, insieme alla già scarseggiante occupazione. In più, in Germania sta per partire il nuovo governo e in parallelo le pressioni su Bruxelles per tenere sotto stretto controllo la nostra spesa pubblica, mentre il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi non resisterà all’infinito alle richieste di Berlino di ridurre l’immissione di liquidità monetaria sul sistema finanziario. Sintetizzando tutti questi concetti in due parole: siamo fritti! Il mare calmo sul quale ha potuto galleggiare anche dignitosamente la scialuppa del governo Gentiloni diventerà inevitabilmente mosso se non in tempesta. Acque comunque troppo agitate per non far calare a picco le barchette di fortuna su cui c’è già chi cerca posto per il solito accordo di Palazzo, che lo si chiami governo delle Larghe intese, del Presidente o dell’inciucio è più o meno la stessa musica piena di note stonate per gli italiani.

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