Embargo gas russo in Italia: i possibili scenari e le eventuali conseguenze

Embargo gas russo in Italia
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Embargo gas russo in Italia: la politica europea non sembra ancora convinta ma soprattutto pronta a chiudere definitivamente i rubinetti con la Russia, almeno nel breve periodo. Si ragione per il prossimo futuro ma il tempo stringe.

Embargo gas russo in Italia

La dipendenza energetica dei Paesi europei dall’estero, in particolare dalla Russia, è molto elevata, in alcuni casi arriva alla totalità del fabbisogno. Per l’Italia la dipendenza energetica dalla Russia si attesta al 40%.  Dunque, ad oggi risulterebbe complicato un embargo del gasso russo in Italia ma avendo i mesi estivi davanti si potrebbe iniziare a programmare, come conferma anche la politica italiana.

Il ministro dell’Agricoltura e capo delegazione del Movimento Cinque Stelle al governo, Stefano Patuanelli, alla Stampa dice che la risposta di un embargo totale del gas russo è «percorribile» anche per l’Italia. «Perché entriamo in una stagione in cui viene usato meno gas e perché stiamo affrontando bene la diversificazione dei nostri approvvigionamenti. I Paesi europei però devono aiutarsi a vicenda, agevolando chi ha un maggior danno dalle sanzioni o dall’embargo». Tuttavia in caso di embargo, “I primi mesi non sarebbero critici, perché abbiamo riserve non grandissime ma sufficienti ad affrontare i prossimi mesi, anche con la prossima stagione in arrivo” ha detto Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, ai microfoni di 24 Mattino su Radio24, rispetto all’ipotesi della sospensione delle importazioni di gas dalla Russia. “Dovremmo essere molto bravi ad accelerare invece gli stoccaggi, cioè la preparazione delle riserve per l’inverno ’22-’23”, ha aggiunto Cingolani.

La risposta sul embargo russo in Italia trova però un comune accordo in politica. Il leader del Pd, Enrico Letta esprime la sua chiara idea con poche righe scritte in inglese su Twitter: «How many #Bucha before we move to a full oil and gas Russia embargo? Time is over” («quante Bucha prima di muoversi verso un pieno embargo di petrolio e gas russo? Il tempo è finito»). Un post che ha raccolto nell’immediato il consenso di Pier Ferdinando Casini: «You are right (hai ragione)».

I possibili scenari e le eventuali conseguenze

Se Putin interrompe la vendita di gas allora le soluzioni nel breve e nel lungo periodo non sono tante. I governo che si rifornivano dalla Russia dovranno trovare dei interlocutori alternativi oppure investire immediatamente in energia rinnovabile. Probabilmente, la strada da intraprendere prevede tali ipotesi, perché alcuni paesi, come l’Italia, non è pronta per investire ed utilizzare energie rinnovabili. Infatti, il ministro Di Maio, in queste ore, si trova in Azerbaigian che rappresenta il terzo rifornitore di gas al Mondo. L’obiettivo dell’Italia sarebbe quello di rafforzare questa partnership.

Così tutta Europa si sta muovendo sia nel breve che nel lungo per individuare delle soluzioni e delle alternative al tempo stesso. L’obiettivo comune dell’Unione Europea è di  aumentare la produzione di biometano e idrogeno rinnovabile, a facilitare l’installazione di pannelli sugli edifici e in generale accelerare gli iter per i permessi nei Paesi membri. A breve termine sarò complicatissimo affrontare un embargo totale ma a lungo termine sarà necessario individuare delle strade diverse, che siano nuovi interlocutori oppure nuove modalità di approvvigionamento.