Piovono 2.852 emendamenti sul decreto Sostegni. Il testo destinato a slittare dopo il Def. Un fondo ad hoc per finanziare i progetti esclusi dal Recovery Plan

decreto Sostegni Franco
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Una pioggia di emendamenti al Senato sul decreto Sostegni. Sono 2.852 le proposte presentate nelle commissioni Bilancio e Finanze di Palazzo Madama al primo provvedimento economico del governo Draghi. A questi si aggiungono 79 ordini del giorno (qui il testo del dl).

Il piatto più condito lo serve Forza Italia che presenta ben 677 emendamenti, segue FdI con 475. Dal Pd sono arrivate 449 proposte di modifica, dal M5S 356, dal gruppo Misto ne sono arrivate 268, una di meno, 267, da Iv, segue la Lega con 203 e le Autonomie con 157. Scontato che ci sarà un lavoro di scrematura per individuare un corpo ridotto di ‘segnalati’.

Un lavoro che rischia, comunque, di allungare i tempi al punto che appare fortemente in dubbio il progetto di garantire al testo i tre passaggi parlamentari promessi per dare ad entrambi i rami del Parlamento la possibilità di intervenire. Per le modifiche delle Camere ci sono a disposizione 550 milioni.

Il lavoro sul testo del decreto Sostegni però dovrebbe cominciare a entrare nel vivo solo dopo la presentazione del Def al quale l’esecutivo intende abbinare la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio che andrebbe a finanziare un nuovo decreto per ridare fiato alle attività economiche. Decisiva per le correzioni da concordare sul Sostegni anche la definizione del menu di tale decreto chiamato a sostenere le imprese.

Anche ieri il ministro dell’Economia Daniele Franco (nella foto) ha visto il premier Mario Draghi. Sul tavolo proprio il Documento di finanza pubblica e la richiesta del nuovo extra-deficit che potrebbero arrivare in Consiglio dei ministri tra mercoledì e giovedì. La cifra del nuovo scostamento non è ancora stata definita ma potrebbe superare i 40 miliardi. I partiti sono in forte pressing e la Lega ha chiesto di mettere sul piatto 50 miliardi.

Le nuove stime di Pil, debito e deficit da inserire nel Def vanno calcolate alla luce del nuovo indebitamento ‘extra’ necessario. Il Pil tendenziale dovrebbe essere fissato sopra il 4% quest’anno e nel 2022 mentre il deficit potrebbe arrivare alla doppia cifra, attorno al 10%, per effetto del doppio scostamento. Ma vanno anche “conteggiati” gli effetti positivi, già a partire dall’anno in corso, del nuovo decreto a sostegno delle imprese e del Recovery Plan.

Piano, quest’ultimo, che l’esecutivo Draghi dovrà inviare entro il 30 aprile a Bruxelles. E il lavoro sul Pnrr si sta rivelando anche più complicato del previsto dato che i progetti dei ministeri, come ha rivelato il Ragioniere generale dello Stato, sforano di 30 miliardi il plafond disponibile. I progetti esclusi ma meritevoli verranno comunque finanziati. Tramite un fondo ad hoc che attingerà, almeno in prima battuta, a una quota dell’extradeficit.

Ritornando alle proposte di modifica al decreto Sostegni, si segnala dal M5S la proroga al 2023 del superbonus al 110%, cavallo di battaglia dei pentastellati. Che piace anche alla Lega. Altre proposte riguardano un altro tema all’attenzione di 5Stelle: l’estensione del meccanismo della cessione del credito.

E misure di aiuto sugli affitti. Dai senatori M5S arrivano poi una serie di proposte su un tema sensibile anche per gli altri partiti come l’abbattimento dei costi fissi: dalle bollette alla Tari, dalla Tosap alla seconda rata dell’Imu. La Lega propone per le imprese del turismo lo stop all’Imu e alla Tari, gli azzurri puntano ad allargare le maglie del condono.

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