Emergenza economica, servono maggiori tutele per i più deboli. Per la senatrice M5S Matrisciano va riformato l’accesso e l’erogazione degli ammortizzatori sociali

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Il Movimento cinque stelle ha sempre fatto della lotta alle disuguaglianze una bandiera”. E il risultato raggiunto, dopo il Reddito di Cittadinanza, anche con il Reddito di Emergenza è l’ennesima prova. Nè è certa Susy Matrisciano, senatrice M5S e presidente della commissione Lavoro a Palazzo Madama. Anche se, riconosce, c’è tanto da fare. A cominciare da una riforma degli ammortizzatori sociali, “non più rinviabile”.

Si potrebbe dire che questo sia il governo “più di sinistra” degli ultimi anni…
Noi agiamo considerando le esigenze di una realtà in continua trasformazione, fondata anche su contraddizioni, che spesso sono all’origine delle disuguaglianze. Il M5S ha sempre fatto della lotta alle disuguaglianze una bandiera. Con il Reddito di cittadinanza siamo intervenuti per ridisegnare il sistema delle politiche attive del lavoro, inserendo i beneficiari in un circuito virtuoso. E in questa crisi, il Reddito ha giocato un ruolo fondamentale per 2 milioni e mezzo di persone. L’obiettivo di questo strumento non era e non è elargire sussidi, ma accompagnare i lavoratori in un percorso di inserimento o ricollocazione nel mercato del lavoro. Abbiamo ereditato macerie. La riforma del collocamento risale al 2000, gli attori principali del sistema, e cioè i centri per l’impiego, che con la riforma del Titolo V della Costituzione rientrano nella sfera di competenza dalle Regioni, sono diventati un fanalino di coda, non di traino. Per ‘resuscitarli’ abbiamo stanziato complessivamente 2 mld di euro. Il Rem arriva in una fase inedita dal secondo dopoguerra, in un’Italia ferita. Nel dl Rilancio abbiamo stanziato 954 milioni di euro, i beneficiari per due mesi otterranno un’indennità tra i 400 e gli 840 a seconda dei casi. La reputo una misura doverosa per chi è piombato in difficoltà.

Lei è da sempre attenta al tema delle politiche di genere. Si sta pensando a misure ad hoc?
Il peso della crisi non può ricadere sulle donne o sulle categorie più fragili. L’Italia registra un gap strutturale da sempre in relazione alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Per questo abbiamo votato al Senato una mozione specifica. Dobbiamo avere il coraggio di trasformare la crisi in opportunità anche per le donne. I decreti approvati prevedono diverse misure: dal bonus babysitter al congedo parentale, allo smart-working nel pubblico e nel privato, che nasce come strumento di conciliazione lavoro famiglia. Dobbiamo puntare su questo, sulla conciliazione e normare meglio i nuovi istituti sperimentati per tutelare tutti e tutte.

Altro gravoso problema resta quello degli ammortizzatori sociali. Crede sia necessaria una semplificazione burocratica?
Assolutamente sì: una riforma degli ammortizzatori sociali non è rinviabile. Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ieri in Senato ha anticipato che sono allo studio diverse ipotesi. Questa crisi inedita ha fatto emergere criticità e limiti di un sistema farraginoso che abbiamo ereditato. Nel dl Rilancio abbiamo già introdotto un iter più snello per la cassa in deroga, attribuendo all’Inps la possibilità di erogare direttamente il 40% delle indennità al lavoratore. Si salta uno step: il decreto della Regione, in molti casi all’origine dei ritardi. Ciò posto resta un fatto: l’Inps ha pagato gli ammortizzatori sociali a 6,9 milioni di lavoratori, circa il 92% delle richieste.

Altro tema è quello delle politiche attive e della formazione. A riguardo cosa si sta facendo?
Il decreto Rilancio finanzia con circa 230 milioni di euro un Fondo per la formazione. Le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative potranno siglare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per attivare percorsi di formazione. Su questo aspetto l’orientamento del governo e del Ministro è chiaro.