Rifiuti nello spazio: è allarme

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di Elisabetta Villaggio

Lo spazio, quel luogo misterioso che ci ha sempre affascinato, oggi è meno lontano e irraggiungibile grazie all’avventura dell’uomo che lo ha portato a scoprire universi sconosciuti. Il mondo dello spettacolo ne ha sempre tratto fonte d’ispirazione: dai Pink Floyd con la bellissima Dark side of the moon fino a Alfonso Cuaron che con Gravity ha conquistato la miglior regia agli ultimi Oscar.
Oggi lo spazio è meno sconosciuto grazie ai satelliti che gravitano intorno alla terra per carpirne informazioni, dati e segreti. Ma lo spazio oggi è anche pieno di cose che ruotano intorno al nostro pianeta e oltre ai satelliti c’è anche molta spazzatura spaziale che potrebbe diventare pericolosa.

Missione detriti
La European Space Agency circa un mese fa ha lanciato l’allarme e tra i piani futuri c’è quello di una missione per recuperare i detriti dei satelliti che vagano in orbita. Decadi di lanci spaziali hanno lasciato la terra circondata da un alone di spazzatura spaziale. Ci sono più di 17.000 oggetti nell’orbita terreste che possono essere monitorati da terra, grandi circa dieci centimetri. Di questi solo il 6% sono satelliti attivi il resto sono detriti di circa un centimetro che viaggiano a velocità elevatissime, possono raggiungere il 36.000 km orari, che potrebbero causare collisioni tragiche perché, ci dobbiamo ricordare, nello spazio anche una nocciolina potrebbe colpire con la forza di una granata. L’unico modo di controllare questi rottami è quello di rimuovere gli oggetti più grandi come i satelliti in disuso. Il rischio non è solo quello di collisione ma di esplosione causata da rimanenze di carburante o batterie non completamente scariche che potrebbero scoppiare per il riscaldamento causato dai raggi solari. Il professor Holger Krag, responsabile dell’ufficio dei detriti spaziali dell’Esa, sostiene che c’è un grosso rischio anche perché gli stessi satelliti in disuso generano ulteriori detriti per frammentazione.

Come fare pulizia
Per evitare questi rischi bisognerebbe rendere passivi i satelliti una volta che non servono più scaricando il carburante o l’energia rimasta e cercare di instradare il ritorno sulla terra degli oggetti più grandi in aree prestabilite come per esempio l’Oceano Pacifico in modo da evitare impatti con il suolo terrestre. La Nasa sostiene che i detriti possano essere un rischio per la sicurezza di persone e cose sia sulla terra che in orbita.

La proposta australiana
Gli australiani propongono di eliminare questi detriti con un laser mentre l’Agenzia Spaziale Europea ha pensato a una rete o una fiocina per catturare le macerie. Per capire come agire ci sarà in Olanda il 6 maggio una conferenza chiamata il e.Deorbit mission finalizzata a diminuire l’impatto ambientale dell’industria spaziale sia in orbita che sulla terra. Scopo del convegno è proprio quello di dare alla comunità spaziale l’opportunità di discutere varie tecnologie per rimediare al problema dei detriti spaziali.

Scenario catastrofico
Ma quale potrebbe essere lo scenario più catastrofico?, chiediamo al professor Krag.
“Sarebbe una reazione a catena di collisioni che genererebbero frammenti grandi abbastanza da causare un impatto a cascata. Oggi questi impatti avvengono circa ogni 5 anni ma nel prossimo futuro potrebbero accadere ogni anno se non addirittura meno e come conseguenza avremmo alcune aree spaziali assolutamente inquinate. Ciò potrebbe rendere impossibile effettuare voli spaziali in quelle regioni. Dipende quindi dai nostri attuali comportamenti se nelle prossime decadi sarà ancora possibile compiere missioni spaziali anche senza aumentare i costi”.

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