Emilio Fede: la condanna definitiva per tentata estorsione

EMILIO FEDE condanna definitiva
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione a carico dell’ex direttore del Tg4 Emilio Fede. Si tratta del processo per fotoricatto nei confronti di Maurizio Crippa, direttore generale dell’informazione Mediaset. Secondo l’accusa Crippa decise il licenziamento del giornalista a causa del caso Ruby. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Fede, che vive a Napoli e lo scorso dicembre è stato ricoverato in un Covid hotel. Lo hanno anche condannato a versare 2mila euro alla Cassa delle Ammende.

Emilio Fede: la condanna definitiva per tentata estorsione

Ad avviso della Suprema Corte, merita convalida il verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano che il 4 aprile 2019 ha lievemente diminuito l’originaria condanna di primo grado pari a due anni e tre mesi di reclusione. Secondo gli ermellini, i magistrati lombardi hanno “adeguatamente giustificato la ricostruzione del ruolo di mandante del Fede rispetto all’elaborazione di foto compromettenti da utilizzare contro il Crippa, individuato come il principale responsabile del suo licenziamento da Mediaset”.

Aggiunge la Cassazione che l’accusa ha “ampiamente illustrato le ragioni, di fatto e logiche, in virtù delle quali il Fede è stato individuato quale ideatore del reato di estorsione, programmando la realizzazione delle immagini compromettenti per il Crippa (risultando irrilevante ai fini di causa se le stesse fossero vere o false). Nonché quale autore del tentativo di utilizzo delle stesse a fini strumentali rispetto al disperato tentativo di evitare il licenziamento da Mediaset che il Crippa, responsabile dell’informazione, aveva deciso di attuare”.

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Fede e le foto di Maurizio Crippa

Nell’ambito dello stesso procedimento, Fede, che i giudici hanno affidato ai servizi sociali in seguito alla condanna a 4 anni e 7 mesi per ‘Ruby’, è stato anche condannato per minaccia – tramite sms – rivolta al suo ex personal trainer Gaetano Ferri. Era anche lui convolto nel fotoricatto ed è stato giudicato con rito separato per aver assemblato il fotomontaggio. Per la controversia sorta sul licenziamento di Fede, la Cassazione, nella sentenza 11995 depositata oggi e relativa all’udienza svoltasi lo scorso due febbraio davanti alla Seconda sezione penale (presidente Luciano Imperiali, relatore Stefano Filippini), ricorda che il 16 maggio 2012 fu “effettivamente stipulato” un accordo transattivo”.

In particolare, la sentenza impugnata, rilevano i giudici di piazza Cavour, “anche mediante l’ampio richiamo delle risultanze probatorie valorizzate ai fini di condanna dal primo giudice, ha adeguatamente giustificato la ricostruzione del ruolo di mandante di Fede rispetto all’elaborazione di foto compromettenti da utilizzare contro Crippa. E questo in quanto individuato come il principale responsabile del suo licenziamento da Mediaset; al riguardo la sentenza ha ampiamente illustrato le ragioni, di fatto e logiche, in virtù delle quali Fede è stato individuato quale ideatore del reato di estorsione. Programmando la realizzazione delle immagini compromettenti per Crippa (risultando irrilevante ai fini di causa se le stesse fossero vere o false). Nonché quale autore del tentativo di utilizzo delle stesse a fini strumentali rispetto al disperato tentativo di evitare il licenziamento da Mediaset. Che Crippa, responsabile dell’informazione, aveva deciso di attuare”.