Eni e Finmeccanica, due disastri senza giustificazioni. Il Pd si è impuntato nel difendere i due manager al tempo delle nomine, ma i risultati pessimi ora sono sotto gli occhi di tutti

dalla Redazione
Economia

Il Governo ci ha pensato a lungo prima di confermare i capo azienda di Eni e Finmeccanica Leonardo, il primo Claudio Descalzi alle battute finali di un processo per corruzione e con la richiesta di 8 anni di carcere; il secondo Alessandro Profumo con una matrice finanziaria che c’entra poco con la produzione e il business dell’aerospazio. Il Pd però si è impuntato nel difendere i due manager, che peraltro erano stati nominati la prima volta uno da Renzi e l’altro da Gentiloni, e sono riusciti a farli restare ai loro posti, sostenendo che erano insostituibili di fronte alla gravità del quadro industriale. Il risultato è che Eni ieri è letteralmente crollata, annunciando una perdita di 7,34 miliardi che la costringono a rivedere il piano di costi e investimenti, oltre a una modifica del piano di remunerazione degli azionisti. Il titolo di conseguenza è crollato (-7,04%), non riuscendo a fare prezzo per buona parte della giornata. Deludentissimi anche i conti di Leonardo-Finmeccanica, con l’utile del primo semestre precipitato dell’82%, a soli 60 milioni, e l’Ad che continuava a sproloquiare di resilienza dell’azienda di fronte a una situazione estrema. Resilienza che però deve sfuggire agli azionisti, visto che il titolo ha perso il 50% solo dall’inizio di quest’anno.