Fino al 5 settembre. L’ennesima mini-proroga del taglio delle accise sui carburanti, pari a 17 centesimi al litro sul gasolio, è stata approvata dal Consiglio dei ministri di ieri. Il costo della misura si aggirerebbe attorno ai 130 milioni di euro. La copertura arriva da un “acconto” sulle tasse dei dividendi per i grandi gruppi energetici italiani. Il governo dunque si ostina su questa strada sebbene fino a oggi lo sconto si sia vaporizzato ai distributori. Si tratterebbe di una misura provvisoria nell’attesa di far scattare nuove modalità di sostegni contro il caro carburante, “selettivi sulla base del reddito”. La strategia, anticipata martedì da fonti di Palazzo Chigi, è stata confermata durante il Cdm.
Ennesima mini-proroga sulle accise. Mezza toppa sul gasolio, zero sulla benzina
Intanto consumatori e opposizioni sono in trincea. “La montagna ha partorito il topolino”, commenta il Codacons la proroga, definendola “una misura annacquata che scontenta tutti gli automobilisti e non risolve l’emergenza in corso”. Il prezzo medio del gasolio, ricorda l’associazione, ha infatti ampiamente superato il record storico toccato nel 2022, e sulle autostrade al servito si raggiungono punte superiori ai 2,7 euro al litro in diversi impianti. Da inizio luglio il diesel costa ben 23,8 centesimi al litro in più, con un aggravio da quasi 12 euro a pieno, “a dimostrazione di come un taglio di appena 17 centesimi di euro sia del tutto insufficiente e inadeguato”. Dal governo poi nessun provvedimento sulla benzina, sottolinea il Codacons.
Consumatori e opposizioni in trincea
“Lo sconto andava potenziato ed esteso anche alla benzina – spiega il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso – Ciò che davvero ci preoccupa è cosa succederà dopo il 5 settembre: la strada delle misure assistenziali legate soltanto al reddito è palesemente sbagliata, perché il caro-carburante colpisce tutti e l’automobilista non si può classificare in base all’Isee. Il problema colpisce indistintamente lavoratori, pendolari, famiglie e imprese. Una proroga di pochi giorni può servire a tamponare l’emergenza, ma ciò che serve è un intervento stabile e strutturale sulle accise, capace di evitare che ad ogni nuova crisi internazionale il pieno diventi una tassa straordinaria sulla mobilità degli italiani” conclude Melluso.
“Una mezza pezza per il gasolio e il nulla cosmico per la benzina”, dice l’Unione nazionale consumatori. E ancora: “Dare qualche spicciolo in più a chi ha una Carta dedicata a te sarebbe decisamente troppo poco per chi non riesce nemmeno ad acquistare il cibo e avrebbe un impatto nullo per frenare l’inflazione. Il governo ci ripensi”, avvisa l’Unc.
Mancanza di coraggio
“Secondo Cna, negli ultimi sei mesi il conto energetico per l’Italia ha superato i 12 miliardi. E in base ai calcoli di Confesercenti, il carocarburanti è valso un aggravio di 1,8 miliardi sulle vacanze degli italiani. Di fronte a un salasso simile il governo proroga per un’altra manciata di giorni l’ennesimo ‘sconticino’ impercettibile, peraltro già mangiato dai prezzi dei carburanti che hanno raggiunto picchi allucinanti. Un’altra beffa, un’altra dimostrazione di pavidità. Quello che servirebbe a questo Governo è il coraggio, lo stesso che non ebbe nell’ultima manovra quando chiamò ‘riallineamento’ un aumento delle accise sul gasolio”, dice il leader M5S, Giuseppe Conte.
“In compenso, quello che non gli manca è la faccia di bronzo di festeggiare la propria longevità. La longevità la puoi certo festeggiare, ma se hai lavorato per migliorare le condizioni di vita degli italiani. Ma se non c’è stato uno straccio di riforma in 4 anni, cosa c’è da festeggiare? Come per incanto, il coraggio torna solo quando si parla di soldi per le armi: a chiedere all’Ue quasi 9 miliardi di prestito Safe ci hanno messo un attimo, senza farsi troppi problemi e in barba alle vere necessità di famiglie e imprese”, conclude l’ex premier.
Misure per l’ex Ilva
Il Cdm ha poi approvato la norma che mette al riparo l’ex Ilva dalla diffida del ministero dell’Ambiente sulla gestione dei rifiuti industriali e sull’uso delle discariche del siderurgico. Era scattato uno stop al riguardo. Le garanzie finanziarie che l’azienda ha prestato nei mesi scorsi e che la Provincia di Taranto, competente in materia ambientale, ha ritenuto inadeguate respingendole, adesso divengono adeguate perché valgono per un anno e non più per un periodo maggiore come era invece inizialmente.