Ennessimo carrozzone di Stato. Per riformare il diritto fallimentare il governo lancia un’inutile Commissione di 39 membri, con i soliti pluripoltronati

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di Stefano Sansonetti

Ormai nessuno tiene più il conto. Diventa sempre più difficile trovare anche solo un “tecnico” che si ricordi da quanti anni i governi che si sono succeduti alla guida del Paese cerchino di riformare il diritto fallimentare. In molti, per esempio, recuperano dalla memoria il tentativo fatto nel 2002 dal governo di Silvio Berlusconi, quando venne istituita una commissione tecnica guidata da Sandro Trevisanato, avvocato, all’epoca presidente della Sogei (la società del Mef che gestisce l’anagrafe tributaria). Certo, qualche provvedimento venne sfornato, ma nulla di epocale e soprattutto di realmente risolutivo. Al punto che adesso ci riprova il ministro della giustizia, Andrea Orlando. Il quale ha deciso di ripercorrere la solita strada della commissione tecnica, stavolta infarcendola con la bellezza di 39 componenti.

IL PANORAMA
Insomma, ci troviamo di fronte all’ennesimo carrozzone. All’interno del quale, peraltro, trovano spazio i soliti pluripoltronati che non si sa nemmeno quante volte potranno davvero intervenire. Per esempio c’è Guido Alpa, che oltre a trovarsi in queste nuove vesti di componente dell’organo tecnico, è allo stesso tempo titolare di un super studio legale, è presidente del Consiglio nazionale forense (in pratica l’ordine degli avvocati) e consigliere di amministrazione di Finmeccanica. Alla presidenza della commissione, invece, è stato piazzato Renato Rordorf, presidente di sezione della Corte di Cassazione ed ex commissario della Consob. Nella lista poi ci sono i soliti principi del foro, nonché titolari di maxistudi legali che ormai li impegnano su numeri sempre più cospicui di dossier. Allora ecco spuntare fuori Franco Bonelli, socio fondatore di Bonelli Erede Pappalardo, e Franco Gianni, socio fondatore di Gianni Origoni Grippo Cappelli Partners. C’è da dire che il decreto di costituzione della commissione prevede che questi incarichi debbano essere svolti a titolo gratuito. In ogni caso c’è da chiedersi in che modo un organismo di 39 componenti possa svolgere efficacemente il suo lavoro. E soprattutto se tutti e 39 possano sempre garantire il loro apporto. Perché comunque parliamo della riforma del diritto fallimentare e delle procedure concorsuali, una delle più importanti in un paese le cui aziende si trovano alle prese con la crisi.

GLI ALTRI
Nella commissione, inoltre, non mancano i rappresentanti dei grandi gruppi gruppi come Antonio Metonti, responsabile degli affari legislativi di Confindustria. Accanto a lui spicca Attilio Zimatore, professore nella confindustriale Luiss e già commissario di società del gruppo Cirio. Ma nel suo passato c’è pure la gestione della As Roma, nel passaggio dalla famiglia Sensi a Unicredit, e della Banca Ubae, controllata al 67,5% dalla Lybian Foreign Bank. Infine nel gruppo c’è Alberto Franzone di Alvarez&Marsal, il veicolo di consulenza interessato al settore della gestione dei crediti deteriorati, in particolare di Intesa e Unicredit. Riusciranno i 39 a produrre qualcosa? La commissione Trevisanato, già dopo qualche mese, venne dilaniata dalle divergenze. Ma oggi, chissà, sarà un’altra storia.

Twitter: @SSansonetti