Equalize, chiesto il processo per Pazzali. Nella nuova tranche chiuse le indagini per altre 81 persone: tra loro anche Del Vecchio, Speroni (Eni) e il generale della Gdf Di Gesù

Tra le presunte vittime di Equalize anche Vieri, Corona, Selvaggia Lucarelli, l’attore Ricky Tognazzi e la moglie di Bonolis, Sonia Brugarelli   

Equalize, chiesto il processo per Pazzali. Nella nuova tranche chiuse le indagini per altre 81 persone: tra loro anche Del Vecchio, Speroni (Eni) e il generale della Gdf Di Gesù

Un pozzo senza fondo di spioni, spiati, hacker, uomini delle forze dell’ordine infedeli, generali della Gdf che, secondo la Procura, rubavano dati. Società che infiltravano i pc dei propri dipendenti, capi di uffici legali di multinazionali che ordinavano dossier falsi ai pentiti di mafia ecc… Insomma, c’è di tutto nella maxi-inchiesta su Equalize, la società dell’ex presidente di Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, ritenuta dai magistrati di Milano una mega-centrale di dossieraggio.

Ieri la procura ha chiesto di processare Pazzali per associazione a delinquere e accesso abusivo a sistema informatico e ha notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari (terzo troncone dell’inchiesta) a carico di altre 81 persone, indagate a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia.

L’atto, che prelude ad un’altra richiesta di rinvio a giudizio, segue quello con cui a luglio 2025 era stata chiusa la prima tranche nei confronti di Pazzali e altre 14 persone indagate per i dossieraggi, fra cui, l’ex super-poliziotto Carmine Gallo, il braccio destro di Pazzali, deceduto durante le indagini, l’hacker-informatico Samuele Calamucci e l’ex carabiniere del Ros e agente dei servizi, Vincenzo De Marzio.

Il gruppo agiva “per profitto o per danneggiare i competitor di Pazzali”

Secondo i pm Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco e i colleghi della Procura nazionale antimafia Antonello Ardituro e Barbara Sargenti il gruppo delle presunte cyber-spie “agiva per finalità di profitto, derivante dalla commercializzazione delle informazioni illecitamente acquisite, oppure a scopo estorsivo-ricattatorio, per condizionare e influenzare all’occorrenza soprattutto i settori della politica e dell’imprenditoria” o per “danneggiare l’immagine dei competitors professionali e imprenditoriali” di Pazzali, che sarebbe stato al vertice della presunta associazione per delinquere, o dei suoi “‘avversari’ politici” o “di persone a lui legate”.

Inoltre, “pur di soddisfare il cliente di turno e ottenere il compenso della prestazione”, si legge ancora, il gruppo avrebbero falsificato o alterato “il contenuto di comunicazioni”, tra cui chat e mail, come “avvenuto in occasione di un incarico ricevuto” da Leonardo Maria Del Vecchio, che aveva “ad oggetto l’installazione e attivazione di un captatore informatico nel telefonino” di Jessica Serfaty, modella e attrice ed ex compagna dell’imprenditore.

La nuova tranche di spioni, guidata da Cavicchi

Il gruppo, rispetto ai nomi già emersi nella prima chiusura indagine, avrebbe avuto, si legge, “un’ulteriore articolazione”, composta dai sei persone e con a capo Luca Cavicchi, anche loro dedite alla ricerca di informazioni prelevate dalle più importanti e strategiche banche dati, grazie all’opera di “operatori di polizia infedeli”.

In questo universo, per i magistrati, Pazzali (che si è sempre dichiarato all’oscuro delle attività illegali degli uomini che lavorano per lui e ai quali chiedeva in continuazione dossier e report) era “il Capo”, “il Presidente” o “Zio bello”, quello che procacciava gli “importanti clienti”, data la sua “fitta rete di relazioni”.

Il dossier dell’ex proprietario dell’Old Fashion contro Boeri

Tra i casi al centro dell’inchiesta anche quello che riguarda l’ex titolare della discoteca Old Fashion, Roberto Carlo Cominardi, che avrebbe ordinato il dossieraggio nei confronti del presidente della Triennale, Stefano Boeri, e di Carla Morogallo, direttrice generale dell’istituzione culturale nei cui spazi ha convissuto lo storico club notturno milanese.

Tra le 81 persone a rischio processo, spiccano poi: il capo affari legali dell’Eni Stefano Speroni (che avrebbe ordinato un dossier diffamatorio su un uomo d’affari iraniano, facendolo accusare da un pentito di essere affiliato alla ‘ndrangheta, grazie a Gallo); il generale della Gdf, Cosimo Di Gesù, indagato con Pazzali per aver acquisito dati riservati su una serie di società che il manager avrebbe voluto far lavorare nell’Ospedale in Fiera, durante il Covid, dati inviati dal generale a Pazzali via WhatsApp; l’ex manager di Publitalia Fulvio Pravadelli.

Gli indagati Vip

I pm hanno anche contestato episodi di fuoriuscita di notizie riservate o accessi illegali alle banche dati anche a importanti avvocati milanesi dello studio legale Dentons; al finanziere-banchiere Matteo Arpe e il fratello Fabio Arpe; a Giacomo Tortu, fratello del campione olimpico della 4×100 Filippo (estraneo all’inchiesta e persona offesa), che avrebbe pagato 10mila euro per trovare le prove del doping di Marcel Jacobs, infiltrando i telefoni del suo entourage; all’ex manager di Sea e Leonardo, Pierfrancesco Barletta; al security manager di Luxottica, Stefano Orsini, il ceo di Lmdv Capital, family office di Del Vecchio, Marco Talarico.

Le vittime “vip”

La lista delle vittime “illustri” (parti offese), invece, annovera: l’ex calciatore Christian Vieri, Fabrizio Corona, la blogger Selvaggia Lucarelli, l’attore Ricky Tognazzi, la moglie di Paolo Bonolis, l’imprenditrice Sonia Brugarelli.