Equitalia: 90mila euro per la customer satisfaction

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di Stefano Sansonetti

Qualcuno sta leggendo la situazione con un po’ di sarcasmo. Prima Equitalia bracca i contribuenti, spesso facendoli inferocire quando non hanno grandi colpe, adesso chiede loro se siano soddisfatti dei servizi erogati dalla società. Per far questo la holding di riscossione dei tributi, presieduta da Attilio Befera, ha staccato un assegno da 90 mila euro per commissionare un’indagine di “costumer satisfaction”. Tecnicamente si tratterà di verificare, con tutta una serie di sondaggi, quale sia la percezione che i contribuenti hanno della società pubblica e dei suoi metodi. E qui scatta un pizzico di ironia, dal momento che in questi anni di crisi Equitalia è finita nel mirino per la sue attività considerate troppo pressanti, ai limiti della vessazione, nei confronti dei cittadini. Lettura spesso strumentale, a dir la verità, dal momento che la società svolge il delicato e non facile servizio di recupero della tasse evase dai furbetti del Fisco. Ma problemi consistenti rimangono sul piatto, se ancora nei giorni scorsi il M5S ha avanzato una proposta di legge per l’abolizione di Equitalia o se il governo di Matteo Renzi, a quanto pare, sta prendendo in considerazione la possibilità di accorpare azienda di Stato e Agenzia delle entrate.

La procedura
Sia chiaro: non è certo la prima volta che Equitalia commissiona un’indagine di “costumer satisfaction”. Come molte altre aziende pubbliche e private, anche la società di riscossione effettua procedure di questo tipo con l’obiettivo di capire cosa pensino i sui “clienti” e come migliorare l’attività svolta nei loro confronti. Di certo viene da sorridere al pensiero di quale valutazione, in questa particolare fase, potrà essere formulata dai contribuenti. Nel cui immaginario, come detto a volte anche ingiustamente, la società è ormai diventata un autentico spauracchio. Sta di fatto che Equitalia, lo scorso 13 febbraio, ha staccato un assegno da quasi 90 mila euro (per la precisione 89.534) all’esito di una procedura di cottimo fiduciario che ha visto commissionare l’indagine alla società GN Research. Si tratta di una società per azioni che rientra nel gruppo Teleperformance, ovvero il colosso francese dei call center e delle ricerche di mercato il cui quartier generale è situato a Parigi.

Il retroscena
GN Reserach, in tempi recenti, è anche finita in un’interrogazione parlamentare presentata lo scorso 4 febbraio alla camera da una nutrita pattuglia di deputati grillini, primo firmatario Marco Baldassarre. L’atto, in realtà, non riguarda direttamente la società, ma (tra gli altri) il presidente del suo collegio sindacale. Il suo nome è Pietro Mastrapasqua, fratello di Antonio Mastrapasqua, fino a qualche mese fa non soltanto presidente dell’Inps ma anche vicepresidente di Equitalia. All’epoca della presentazione dell’atto Mastrapasqua si era già dimesso dall’incarico pubblico, ma i grillini sottolineano lo stesso al governo come i suoi molteplici incarichi, uniti a quelli del fratello e alle poltrone della moglie (Maria Giovanna Basile), configurino un evidente conflitto d’interessi. All’interrogazione al momento non è stata ancora fornita una risposta.

Twitter: @SSansonetti