I medici dell’Esercito in trincea per lo screening nelle scuole. L’obiettivo è garantire il rientro dalle vacanze in sicurezza. I presidi invitano a fare presto

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Uno screening straordinario per gli studenti per ritornare sui banchi in sicurezza dopo l’Epifania. Allontanata l’ipotesi di allungare le vacanze si punta sul testing per tornare in classe. “Crediamo” che le scuole “vadano tutelate come presidio fondamentale del nostro Paese e un rafforzamento dello screening soprattutto nella fase di rientro sarà indispensabile per creare condizioni di maggiore sicurezza” ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine del Consiglio dei ministri che ha varato le nuove misure anti-Covid (leggi l’articolo).

CONTACT TRACING. E per garantire l’attività di screening scenderà in campo anche la sanità militare. Per “assicurare l’individuazione e il tracciamento dei casi postivi nelle scuole”, il ministero della Difesa “assicura il supporto a regioni e province autonome nello svolgimento delle attività di somministrazione di test” per la ricerca del Covid e nelle operazioni di “analisi e di refertazione attraverso i laboratori militari” presenti sul territorio. è prevista una spesa di 9 milioni “per incrementare le capacità diagnostiche dei laboratori militari e garantire il corretto espletamento delle attività”.

E i presidi vedono di buon occhio la possibilità di uno screening per i ragazzi. “Siamo favorevoli – commenta Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma e componente del consiglio nazionale Anp – è una misura che rende più sicuro il rientro a scuola dopo un periodo di vacanza in cui i ragazzi vedranno persone. Ma alle parole devono seguire i fatti. Non abbiamo molto tempo: il 7 gennaio è dietro l’angolo”.

Per Rusconi, “se ne parla da un anno di screening per la scuola, ma non ho visto un granché. Speriamo che questa volta sia diverso”. E lancia la proposta di utilizzare alcuni plessi scolastici, che hanno a disposizione ampi spazi all’aperto, come hub per effettuare i tamponi. “Si approfitti delle scuole – spiega – alcune posso diventare baricentro di altri istituti facendo confluire di ragazzi che vivono in zone vicine. Potrebbero essere usati dei camper come avviene, ad esempio, per la raccolta del sangue. Su questi hub potrebbero concentrarsi centinaia di ragazzi che non devono cosi’ raggiungere hub distanti”.