Da Giavazzi a Stagnaro. Gli esperti di Draghi che piacciono a Renzi. Indigesti ai keynesiani di Pd e Leu. Ma difesi da Italia viva a spada tratta

Draghi Puglisi
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A levarsi in difesa dei consulenti ingaggiati da Mario Draghi a Palazzo Chigi “per svolgere attività di supporto” – un gruppo di ultras liberisti secondo il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano – sono stati in prima fila i renziani. A partire da Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera. “Chissà – ha commentato l’esponente di Italia viva – forse c’è qualcuno che ha nostalgia di quando a lavorare su tematiche economiche a Palazzo Chigi fu chiamato Gunter Pauli, il no-vax convinto che il Covid si trasmettesse con le antenne 5G”.

Si tratta, a ogni modo, di “esperti” reclutati al “Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica”, struttura del Dipartimento della programmazione economica di Palazzo Chigi, guidato da Marco Leonardi, già consigliere economico dell’ex premier Paolo Gentiloni e punto di riferimento del Mef capitanato da Roberto Gualtieri. Gli esperti in questione, che se non possono definirsi renziani ai renziani risultano comunque graditi, sono Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco, Riccardo Puglisi (nella foto) e Carlo Stagnaro.

I cinque – insieme a Silvia Scozzese, già assessore al Bilancio della giunta Marino, e a Cristina Maltese, già presidente del XII Municipio della Capitale – entrano a far parte di un gruppo che esiste da tempo e che è composto da una ventina di persone. Non si tratta di un “nuovo comitato per la valutazione degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza – è stato sottolineato da Palazzo Chigi – sono esperti stimati, di varia estrazione e di diverse culture economiche. Ognuno per le proprie competenze è chiamato a fornire supporto tecnico”.

Ma “queste competenze” (leggi l’articolo) hanno sollevato polemiche e da parte di alcune forze politiche e da parte di economisti e docenti universitari. Tra i più chiacchierati ci sono Stagnaro e Puglisi. Il primo, che ha ricoperto vari incarichi presso il ministero dello Sviluppo Economico durante i governi Renzi e Gentiloni, tra cui quello di capo della segreteria tecnica del ministro Federica Guidi, è direttore ricerche e studi dell’istituto Bruno Leoni, di cui si ignorano i finanziatori. E’ noto per le sue teorie molto scettiche sul cambiamento climatico e alcune tesi a favore delle armi.

Il secondo, professore all’Università di Pavia è conosciuto anche per il suo stile aggressivo e polemico sui social. Liberista ultra convinto, Puglisi si spende quotidianamente in una valanga di tweet. Dall’aver bersagliato in maniera feroce l’ex premier – contestò persino in piena pandemia l’idea di calmierare il prezzo delle mascherine – è passato a elogi sperticati nei confronti di Draghi. Conta qualche esperienza politica alla spalle, che non certo può definirsi di successo: da Fare per fermare il declino di Oscar Giannino alla candidatura alle politiche 2013 con Scelta civica infine con Corrado Passera in Italia Unica.

Accanto a loro ci saranno Cambini, ordinario di Economia applicata al Politecnico di Torino ed ex capo economista dell’Autorità di regolazione dei trasporti; Percoco, che insegna alla Bocconi dove dirige anche il Centro di ricerca Green (geografia, risorse, ambiente, energia e reti) e Filippucci, dottore di ricerca alla Paris school of economics e fondatore del think tank di under 30 Tortuga.

Percoco, durante il primo governo Conte, polemizzò contro la task force per l’analisi costi-benefici sulle grandi opere capitanata da Marco Ponti e le sue critiche finirono nei dossier pro Tav. Voci di corridoio dicono che il vero suggeritore della squadra dei cinque sia stato proprio il professore Francesco Giavazzi, amico personale di Draghi e noto per le sue posizioni liberiste.

Leggi anche: Palazzo Chigi turbo-liberista. Economisti sul piede di guerra. La lettera denuncia di 150 accademici al premier Draghi. “Inaccettabile osteggiare l’intervento pubblico”.

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