Euro Disney non fa più ridere

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PUBBLICATO SULL’EDIZIONE CARTACEA DEL 7 0TTOBRE 2014

di Sergio Patti

Un’altra giornata di sudori freddi per Luigi Abete, il recordman di poltrone che tra un’incarico milionario e l’altro per anni ci ha raccontato da tutti gli studi televisivi le sue ricette contro la crisi. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Così, insieme a piccole incombenze come la presidenza della Banca Nazionale del Lavoro, Abete trova il tempo per guidare gli Studi di Cinecittà (pubblici) e il vicino parco giochi Luneur (pubblico). Ovviamente con un manager tanto impegnato le due strutture vanno male e dunque sempre lo stesso Abete a luglio scorso ha aperto sempre a Roma un parco a tema (privato) ispirato al cinema, al divertimento e allo svago per famiglie: Cinecittà World.

TROPPO CARO
La struttura, partita in grande stile, pare che sia però molto costosa e poco a portata di mano per le famiglie. Ma a far sudare Abete e i soci nella stessa operazione – Diego Della Valle, Aurelio De Laurentis e la famiglia Haggiag – non sono solo i primi risultati economici, ma le prospettive del settore che in Europa ha una stella di riferimento: l’Euro Disney di Parigi. Il parco diventato una Mecca per grandi e piccoli di tutto il continente è sommerso dalle perdite. Tanto che la società europea che lo controlla ieri ha annunciato una ricapitalizzazione da un miliardo di euro sostenuto e garantito dalla casa madre americana. Una mossa che ha fatto crollare il titolo in Borsa. Anche perché quello del debito monstre resta un problema mai risolto del gruppo francese. E un brutto segno per i ben più piccoli parchi a tema italiani, a partire proprio dall’ultimo nato, arrivato forse nel momento più sbagliato possibile. L’esplosione della crisi economica sta causando in tutto il mondo il crollo dei visitatori. Inevitabile perciò correre ai ripari.

LA RICETTA DI PARIGI
La cura prevede un taglio del debito da 1,7 miliardi a poco meno di un miliardo. Altri 250 milioni finirebbero in cassa per far fronte alla gestione. Si immetteranno 420 milioni di euro, garantiti da Disney, e convertiti in azioni 600 milioni di credito detenuti sempre dalla casa madre americana. Disney sarà quindi costretta a lanciare un Opa sulle azioni rimanenti. Ma come si è arrivati a tanto? “Disneyland Paris è la prima destinazione turistica in Europa, ma la crisi e i debiti hanno avuto un impatto devastante sulla sua liquidità” ha ammesso il presidente Tom Wolber. Un brutto presagio per tutto il settore.

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