Euro, è l’ora della verità. Oggi si salva o muore. Attesa per l’immissione di liquidità da parte della Bce. Sempre Merkel permettendo

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E arrivò il giorno della verità sulla Banca centrale europea e sul futuro (se c’è) dell’euro. Oggi il board della Bce dovrebbe annunciare il piano di Quantitative easing (immissione di liquidità attraverso l’acquisto di titoli di Stato). Se Mario Draghi manterrà gli impegni, l’Europa – con enorme e colpevole ritardo rispetto a Usa e Giappone – inizierà a utilizzare seriamente la leva monetaria per far ripartire l’economia. Se invece tirerà fuori dal cilindro nuove scuse, piegandosi alla Germania che è da sempre contraria al piano), allora i mercati reagiranno come sanno fare, con una gigantesca batosta per i listini. Le Borse, d’altronde, hanno già scontato in parte i benefici dell’annuncio atteso oggi. Deluderle potrebbe costare una tombola.

IL PIANO
Ma cosa dobbiamo aspettarci dall’Eurotower? Le indiscrezioni più accreditate indicano in 50 miliardi di euro al mese fino al 2016 il volume degli acquisti Bce. Non sono gli 80 miliardi di dollari che la Federal Reserve ha sparato nel sistema per anni, ma cambierebbero decisamente lo scenario finanziario, con le banche a questo punto obbligate ad aprire i cordoni del credito e prestare soldi a famiglie e imprese. Per Paesi come l’Italia si tratta di quella famosa manna del cielo che tutti aspettano. In ogni caso occorrerà prenderlo l’orso prima di venderne la pelle. Secondo l’agenzia di stampa Bloomberg, infatti, le resistenze della cancelliera tedesca Angela Merkel non sarebbero cessate e gli acquisti dei titoli di debito degli Stati non partirebbero comunque prima di marzo. Della serie: dobbiamo tirare il collo fino all’ultimo. Su questo ancora ieri è andata in scena l’ennesima ipocrisia, con il portavoce della stessa Merkel, Steffen Seibert, che si è rifiutato di commentare il dibattito in corso, spiegando che “la Bce agisce in modo indipendente”. Una risposta burocratica e clamorosamente bugiarda, come comprovano le infinite dichiarazioni rese nel tempo dalla cancelliera tedesca, dal suo ministro delle finanze e persino dal numero uno della Banca centrale tedesca. Il portavoce ha però ricordato che in un discorso di due giorni fa la Merkel ha ribadito l’importanza del ruolo della politica sulle riforme strutturali per una maggior competitività in Europa, astenendosi invece da giudizi sulla politica monetaria. È importante che “vengano evitati tutti i segnali che potrebbero indebolire la necessità delle riforme e una maggiore cooperazione dei paesi europei”.

CHI RISCHIA
Per i dettagli sull’operazione, in alcuni casi anche importantissimi, bisognerà comunque attendere l’annuncio della Bce. E qui una delle incognite più insidiose è quella che il Quantitative easing possa riguardare per lo più titoli di Stato dei Paesi con rating al di sopra dell’investment grade. Tradotto: una scelta che terrebbe fuori Portogallo, Cipro e Grecia. A segnalarlo è uno studio di Ig markets, primo broker mondiale sui contratti per differenza (Cfd), secondo il quale la Bce “potrebbe decidere di lasciare in capo alla Banca centrale greca la possibilità di effettuare acquisti di titoli di Stato nazionali”. Una mossa che condannerebbe proprio quei Paesi più in difficoltà e che hanno maggiormente bisogno di sostegno, contribuendo ad accentuare la frattura tra i partner della moneta comune.