L’Europa è di nuovo l’epicentro della pandemia. L’allarme dell’Oms: “Si rischia un altro mezzo milione di morti entro febbraio”

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“Siamo, di nuovo, all’epicentro”. È l’allarme lanciato oggi dal direttore per l’Europa dell’Oms, Hans Kluge, a proposito dell’andamento, di nuovo sostenuto, dei contagi da Covid-19 nel vecchio continente (qui la mappa mondiale). “L’attuale ritmo dei contagi nei 53 paesi della regione europea suscita forte preoccupazione” ha detto Kluge, aggiungendo che una proiezione affidabile, se l’attuale tendenza dovesse continuare, lascia prevedere “un altro mezzo milione di morti da covid-19” entro febbraio.

La scorsa settimana, ha riferito nel corso di una conferenza stampa il direttore per l’Europa dell’Oms, con quasi 1,8 milioni di nuovi casi e 24.000 nuovi decessi segnalati, l’Europa e l’Asia centrale hanno registrato rispettivamente un aumento del 6% e del 12% rispetto alla settimana precedente. Nelle ultime 4 settimane l’Europa ha registrato un aumento di oltre il 55% dei nuovi casi.

“Vediamo tendenze crescenti in tutte le fasce d’età – ha aggiunto Hans Kluge -, ma quello che più preoccupa è il rapido aumento dei gruppi di popolazione più anziana: questo si sta traducendo in più persone con malattie gravi e morte. Attualmente il 75% dei casi mortali riguarda persone di età pari o superiore a 65 anni”.

Di questo passo, ha ribadito il numero europeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità, “mantenendo questa traiettoria rischiamo di avere un altro mezzo milione di vittime nella Regione da qui al prossimo febbraio”.  Due le possibili ragioni: “una copertura vaccinale insufficiente” e “l’allentamento della sanità pubblica e delle misure sociali. I paesi della regione europea sono tuttavia in varie fasi del roll-out della vaccinazione”.

“In media – ha detto ancora Kluge -, solo il 47% delle persone nella regione europea ha completato una serie completa di vaccinazioni. Mentre 8 paesi hanno ormai superato il 70% di copertura, in due il tasso rimane al di sotto del 10%”. “Dobbiamo cambiare le nostre tattiche, dalla reazione alle ondate di Covid-19 all’impedire in primo luogo che si verifichino”, ha aggiunto ancora.

Secondo i dati in possesso dell’Oms, il numero di nuovi casi giornalieri nei paesi europei è in aumento da quasi sei settimane consecutive e il numero di nuovi decessi è in crescita da poco piuù di sette, con circa 250.000 casi e 3.600 decessi al giorno. La nazione che negli ultimi sette giorni ha segnalato più decessi è la Russia (8.162 morti), seguita dall’Ucraina con 3.819 morti e dalla Romania con 3.100 morti.

Preoccupa l’Oms anche la Bulgaria, dove i contagiati occupano il 90% dei posti in terapia intensiva e da oggi sono stati sospesi gli interventi chirurgici e i ricoveri non urgenti. La Germania ha registrato, con 34 mila contagi in un giorno, il massimo dall’inizio della pandemia mentre l’Austria ha segnalato il record di nuovi casi dall’inizio dell’anno e sta valutando nuove restrizioni.

La situazione in Italia oggi: 5.905 nuovi casi e 59 morti.

E non si arresta la crescita dei casi di Covid-19 anche in Italia. I nuovi positivi, secondo il bollettino del ministero della Salute, sono 5.905, numero che segna un incremento rispetto ai 5.188 delle 24 ore precedenti, nonostante il numero inferiore di tamponi processati, 514.629 e che fa aumentare il tasso di positività all’1,14%. I decessi sono 59 (-4). I guariti sono 3.754, gli attualmente positivi aumentano di 2.089 attestandosi su un numero complessivo pari a 87.376. A peggiorare sono anche i dati provenienti dagli ospedali: i ricoverati nei reparti ordinari sono 3.045 (+16), mentre è di 383 quello delle terapie intensive (+2) con 36 nuovi ingressi. Sono 83.948 le persone in isolamento domiciliare. Sul fronte delle regioni, quella dove si registra un incremento maggiore è la Lombardia (745), seguita da Veneto (734) e Lazio (664).

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