La Evangelista rinnega se stessa e diventa renziana. L’ex M5S si batteva per la Spazzacorrotti, ora “soffre” il giustizialismo. Altro addio ai 5S a Palazzo Madama. Con Marino i grillini scendono dai 111 iniziali a 73

ELVIRA EVANGELISTA
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Pianti. Stremiti. Lamenti. Penitenze. A leggere le parole di Elvira Evangelista sembra quasi che non ci abbia dormito la notte. Eppure alla fine, dopo una scelta soffertissima, la senatrice ha deciso: meglio lasciare il Movimento per la forza politica che, a quanto pare, meglio rappresenta quei princìpi di rottura dal potere, di renovatio sentito, di cambiamento totale: Italia viva. Per quanto qualcuno possa non crederci, è verosimilmente questo il ragionamento portato avanti dall’ormai ex pentastellata.

“Ho deciso di aderire a Italia Viva per una sofferenza che provavo dentro il Movimento: la mia formazione giuridica, da avvocato, mi porta a valutare le questioni avendo come faro la Costituzione, che è garantista, non giustizialista”. Così la Evangelista, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato e membro della Giunta per le immunità, spiega alle agenzie il salto triplo che l’ha portata a trasformarsi da grillina in renziana nell’arco di 48 ore. Se non è un record, poco ci manca.

In realtà, però, per chi segue le vicende parlamentari, il cambio di casacca non è del tutto inaspettato. Evangelista è una delle tre senatrici M5S che a dicembre si sono astenute in Giunta per le immunità su due dossier delicatissimi: la proposta di sollevare il conflitto di attribuzioni a favore di Matteo Renzi contro i pm di Firenze e quella di respingere la richiesta di arresti domiciliari per il senatore di Forza Italia Luigi Cesaro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’astensione aveva attirato numerose polemiche, tanto che il leader Giuseppe Conte ha dovuto garantire che il voto in Aula sul caso Renzi (ancora da tenersi) sarà contrario. La neo-parlamentare di Italia Viva aveva espresso posizioni autonome dal Movimento anche rispetto alla riforma Cartabia del processo penale (che ha introdotto l’improcedibilità dopo due anni in Appello e uno in Cassazione), definita “innanzitutto una richiesta dei cittadini” per “una giustizia più snella, veloce ed efficace”, a cui votare sì “convintamente e con coraggio” al fine di rendere l’Italia “un Paese più appetibile dagli investitori”.

Insomma, a tradire a veder bene i fatti non è stato il Movimento quanto la stessa senatrice. Ma, ovviamente, dipende come sempre dai punti di vista. Nel frattempo però anche un altro senatore ha lasciato il Movimento: si tratta di Bernardo Marino. Non proprio il massimo per Conte visto il periodo.