Expo, lotta intestina alla Procura di Milano

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Lotta intestina alla Procura di Milano sullo scandalo Expo.
Le iniziative del pm Alfredo Robledo “hanno determinato un reiterato intralcio alle indagini” sull’Expo. A scriverlo  il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati in una nota al Csm, nella quale osserva che l’invio da parte di Robledo al Csm di copie di atti del procedimento ha anche “posto a grave rischio il segreto delle indagini”. Tra gli episodi che Bruti Liberati cita c’è anche quello di un doppio pedinamento che avrebbe potuto compromettere l’inchiesta: “Robledo pur essendo costantemente informato del fatto che era in corso un’attività di pedinamento e controllo su uno degli indagati svolta da personale della polizia giudiziaria, ha disposto, analogo servizio delegando ad altra struttura della stessa Guardia di finanza” scrive il procuratore. “Solo la reciproca conoscenza del personale Gdf che si è incontrato sul terreno ha consentito di evitare gravi danni alle indagini”, ha aggiunto Bruti Liberati.

Dietro l’inchiesta che ha portato all’arresto dei componenti della cupola dell’Expo 2015, c’è una forte polemica fra magistrati. Già qualche giorno fa il procuratore aggiunto di Milano Robledo non ha vistato gli atti e ha mandato un esposto al Csm contro Bruti Liberati. Nella sua nota al Csm il procuratore di Milano Bruti Liberati auspica una “sollecita definizione” del fascicolo che è stato aperto dopo l’esposto presentato contro di lui dal pm Alfredo Robledo. Il tutto per consentire all’ufficio da lui guidato di “svolgere il suo difficile compito in un clima di ‘normalità, fuori dai riflettori sul preteso ‘scontro nella procura di Milano'”.

Il procuratore parla anche del dissenso di Robledo sulla posizione di uno degli indagati di Expo Angelo Paris. E spiega di aver apposto il proprio visto, che il suo aggiunto aveva invece negato, alla richiesta dell’arresto del manager -“peraltro poi accolta dal gip sui punti non condivisi da Robledo”- per “evitare una delegittimazione dei sostituti” titolari dell’indagine. Fu per quella scelta che “non gli fu sottoposto al visto la successiva integrazione della richiesta al gip avanzata il 3 aprile del 2014”, chiarisce Bruti.

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