Faida nel Centrodestra. I mediatori scendono in campo per sanare lo strappo con Berlusconi. Fuoco incrociato tra Letta e Meloni sulle elezioni alle Camere

Mediatori in campo, faida nel Centrodestra e liti con il Pd: il Governo non si è ancora formato ed è già un disastro.

I mediatori sono scesi in campo per sedare l’incendio divampato tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi mentre infuria una lacerante faida nel Centrodestra. Forza Italia, tuttavia, non è l’unico problema della leader in pectore, impegnata in un duro botta e risposta con il segretario dem Enrico Letta.

SECONDO TURNO DI CONSULTAZIONI AL QUIRINALE, PRIMA GIORNATA

Faida nel Centrodestra. I mediatori scendono in campo per sanare lo strappo con Berlusconi

Sanare lo strappo tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi: è questo l’obiettivo del Centrodestra. Così, scendono in campo i pontieri. L’asse creato da Gianni Letta e dal neopresidente del Senato Ignazio La Russa sta lavorando alacremente nel tentativo di portare a termine con successo un’operazione diplomatica che sembra però una causa già persa in partenza. In meno di 48 ore, quel Centrodestra che in campagna elettorale si è ripetutamente detto “unito”, ha squarciato il velo e ha rivelato la sua vera essenza, portando alla luce del sole gelosie, contrasti, liti interne e tutte le crepe che lo percorrono.

La missione di Letta e La Russa si articola in varie tappe. In primis, si spera di ricucire il rapporto umano tra Meloni e Berlusconi. Un ruolo fondamentale nelle trattative è giocato da Matteo Salvini, attualmente a Roma e in stretto contatto con la premier in pectore. Nel bel mezzo della crisi, del resto, il leader del Carroccio appare sempre più forte se è vero il detto “tra i due litiganti, il terzo gode”. Mentre è in corso la faida nel Centrodestra che vede protagonisti Meloni e il Cav, la Lega ha incassato la presidenza della Camera dei deputati e si appresta a ottenere cinque se non addirittura sei ministeri. Tra i papabili anche quello dell’Economia da assegnare a Giancarlo Giorgetti. Fonti della maggioranza, tuttavia, non escludono il coinvolgimento del tecnico Fabio Panetta. Se dovesse sfumare l’ipotesi del prefetto Matteo Piantedosi al Viminale, poi, Salvini potrebbe riuscire a rimettere le mani anche sull’Interno, probabilmente con Nicola Molteni.

La posizione del Cav

Dopo i due giorni di fuoco vissuti a Roma, il Cav è tornato ad Arcore. Fonti vicine al leader di Forza Italia hanno riferito che il presidente è sempre più furioso. La sua ira è stata fomentata dalle parole della leader di Fratelli d’Italia ascoltate in televisione (“Alla lista mancava un punto, che non sono ricattabile”) e dalle ricostruzioni dell’accaduto proposte dai giornali.

Le stesse fonti, hanno dichiarato che Berlusconi non ha rinunciato a partecipare alla formazione del Governo e avrebbe intenzione di far passare il fine settimana per poi riaprire il dialogo con Fratelli d’Italia.

Diversa la posizione della Meloni. Negli ambienti di FdI, infatti, si dice che la premier in pectore sia ancora estremamente contrariata e che non abbia intenzione di fare concessioni dopo aver proposto ai forzisti quattro ministeri. Tra questi ci sarebbe il ministero degli Esteri assegnato ad Antonio Tajani e quello della Pubblica Amministrazione all’ex presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Dalla faida nel Centrodestra al fuoco incrociato tra Letta e Meloni sulle elezioni alle Camere

Non solo faida nel Centrodestra. Mentre tenta di rimettere in sesto la maggioranza di Governo, la Meloni è impegnata anche in un botta e risposta al vetriolo con il segretario del Partito Democratico Enrico Letta.

“Sono gravissime le parole pronunciate dal segretario del Partito democratico Enrico Letta a margine del congresso dei Socialisti europei a Berlino. Affermare all’estero che l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento italiano sia motivata da una sedicente ‘logica perversa’ e ‘incendiaria’ e che la scelta dei parlamentari italiani confermi ‘le peggiori preoccupazioni in giro per l’Europa’ è scandaloso e rappresenta un danno per l’Italia, le sue più alte istituzioni e la sua credibilità internazionale. Letta si scusi immediatamente”, ha dichiarato la premier in pectore con la diffusione di una nota ufficiale.

Le parole della leader di FdI sono state prontamente riprese dal segretario dem che ha ritwittato: “Non è la maggioranza a dire all’opposizione cosa dire e come dirlo”.

A fare eco a Letta, anche la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani che ha affermato: “Giorgia Meloni si dia una calmata, a essere gravissime sono le sue parole rivolte a Letta. Impari ad accettare e rispettare le critiche dell’opposizione, non siamo al pensiero unico”.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:10
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