Favori al clan Puca. Arrestati cinque carabinieri a Napoli. In cambio di denaro e regali proteggevano gli affari di un boss di Sant’Antimo al 41bis

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I carabinieri del Comando provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautela (agli arresti domiciliari) a carico di 5 carabinieri e di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per un anno a carico di altri 3 militari, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, omissione di atti d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio, nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna e coordinata dalla Dda partenopea.

Secondo quanto ha messo in luce l’inchiesta il gruppo di carabinieri della caserma di Sant’Antimo avevano preso di mira un loro collega, un maresciallo, ora in servizio nel Casertano, che era pedinato e fotografato per ricattarlo; sotto le sua auto, fu fatto persino esplodere un ordigno artigianale. Per gli inquirenti i 5 miliari avrebbero garantito al boss e agli affiliati del clan Puca, in cambio di denaro e regalie, libertà di movimento e anche informazioni sullo stato delle indagini che li riguardavano.

Ai domiciliari sono finiti i carabinieri Michele Mancuso e Angelo Pelliccia, all’ex presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo (Napoli), Francesco Di Lorenzo, e ad altri tre militari dell’Arma: Raffaele Martucci, Vincenzo Palmisano e Corrado Puzzo. Una misura cautelare dei domiciliari è stata disposta anche per il boss Pasquale Puca, già detenuto al 41 bis e a capo dell’omonimo con roccaforte proprio a Sant’Antimo. Il giudice ha escluso per tutti l’aggravante mafiosa. La misura interdittiva della durata di un anno, è stata disposta per altri tre carabinieri: Vincenzo Di Marino, indagato per rivelazione del segreto d’ufficio e omissione, il capitano Daniele Perrotta, che deve difendersi dall’accusa di omissione di atti d’ufficio, e Carmine Dovere, indagato per abuso d’ufficio. Anche per loro è stata esclusa l’aggravante mafiosa.