Altro che federazione di Centrodestra, la guerra si allarga ai porti. Lega e Forza Italia affossano la nomina di FdI all’Autorità portuale dell’Adriatico centrale

Francesco Acquaroli
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Prove tecniche di federazione Fi-Lega-FdI: le dita negli occhi. Ha un bel dire Silvio Berlusconi che “dobbiamo costruire da qui al 2023 quel partito unico che rappresenti la maggioranza degli italiani e che dia stabilità al governo di centrodestra”. Il 17 giugno la commissione Trasporti del Senato ha clamorosamente bocciato la nomina di Matteo Africano a presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico centrale. Il candidato scelto dai governatori di Marche e Abruzzo, Francesco Acquaroli (nella foto) e Marco Marsilio, d’intesa con il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, ha ricevuto il niet non solo del Pd, ma anche di Lega e Forza Italia.

Alla faccia del partito unico. Buon esperto di portualità, esperienze internazionali nella logistica, rappresentante del comune di Roma, su nomina di Virginia Raggi, nel comitato di gestione del porto di Civitavecchia, Africano era in corsa contro Francesco Messineo, segretario generale del porto di Napoli, e Rodolfo Giampieri, presidente uscente dell’Adriatico centrale. I due governatori di Fratelli d’Italia lo hanno preferito agli altri due papabili indicati dal Mims, raccogliendo il gradimento del Movimento Cinque Stelle. “L’Autorità che governa i porti da Pesaro a San Benedetto del Tronto ha bisogno urgente di uscire dall’incertezza del commissariamento” spiega Mauro Coltorti, presidente della Trasporti.

BEGLI ALLEATI Avanti tutta, allora? Macché. Scontato il no del Pd, orientato a confermare il suo Giampieri, in commissione c’è stata la sorpresa di Forza Italia: ha votato no insieme alla sinistra. Astenuta invece la Lega, che da giorni ad Ancona mugugnava, con il consigliere regionale Sandro Zaffiri, contro “l’affronto alle Marche” rappresentato dalla “nomina di un non marchigiano”. A favore del candidato di Giovannini sono rimasti Fratelli d’Italia e 5 stelle: 6 voti su 20. Bocciato. Le urla dei governatori si sono levate fino alle stelle.

RISCHIO BIS. Il giorno dopo era il turno della Camera. E pure lì, su Africano, l’ottava commissione ha fatto i fuochi d’artificio: Pd, Lega e Italia viva lo hanno sottoposto a un vero e proprio terzo grado, evidenziando ogni minima incongruenza di date o di esperienze nel curriculum. Tanto che Marco Silvestroni, FdI, alla fine non si è tenuto più: “Sono perplesso, non mi è mai capitato di vedere un atteggiamento così inquisitorio. Avete fatto le lastre all’ingegner Africano. Questo è ostracismo politico”. Ostracismo? “Non vorrei si trattasse di un attacco strumentale perché le scelte sono state suggerite da due presidenti di regione, Marche e Abruzzo, che sono di centrodestra”. Il che è possibile per dem e renziani. Ma per la Lega?

FRATELLI COLTELLI. Davide Gariglio, relatore sulla nomina, non ha mollato l’osso: pollice verso di Pd e Italia viva. Forza Italia è rientrata nei ranghi del centrodestra, ma i cinque deputati della Lega sono stati irremovibili: astenuti. E ora? Africano ha passato l’esame con 22 voti a favore (M5S, FdI, ex M5S e FI), però il ministro non può nominarlo contro il parere di un ramo del Parlamento. L’imbarazzo è grande. E se Acquaroli e Marsilio imputano al Mims, contraccambiati, la colpa di non avere vigilato sui curricula dei candidati, la figuraccia in Parlamento porta la firma ben chiara della Lega e di Forza Italia. Un piccolo regalo a Giorgia Meloni, sulla strada del “partito unico che darà stabilità al centrodestra”.