Fiat fa il pieno di vendite, ma solo in America

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di Raffaella Salato

La cura americana funziona per Fiat (tra breve Fca), che con il marchio Chrysler conquista nuove fette di mercato proprio negli States, dove il colosso di Detroit ha registrato un aumento delle immatricolazioni pari al 13% a 193.915 unità dalle 171.606 dello stesso periodo dell’anno scorso, facendo segnare il miglior marzo dal 2007 e il 48esimo mese consecutivo di aumenti delle vendite. A segnare buone performance un po’ tutti i marchi controllati: Jeep, Dodge, Ram Truck e la stessa Fiat, che hanno registrato aumenti delle vendite su base annuale, ovvero rispetto allo stesso mese del 2013. Le vendite del marchio Fiat, sempre a marzo negli Usa, sono cresciute del 24%: il miglior mese da quando il brand è tornato sul mercato americano nel 2011. Da segnalare che e’ stato il quarto mese consecutivo di rialzi su base annuale.

 

Trattativa

ieri intanto si è riaperto (e si è già aggiornato al prossimo 17 aprile) il tavolo della contrattazione tra il Lingotto e i sindacati firmatari, in forma ristretta, per il rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti del gruppo. Le trattative erano state sospese il 5 febbraio scorso dopo che l’azienda e i sindacati non erano riusciti a trovare un accordo sui problematici aspetti economici nati in particolare sugli aspetti normativi e sugli orari. Entrando all’incontro Eros Panicali, segretario nazionale della Uil ha avvisato che il sindacato deve ancora capire se ci sono spazi nelle trattative, altrimenti si individuerà una strada con iniziative adeguate, mentre Roberto Di Maulo segretario generale della Fismic sembrava più ottimista sulla possibilità ha di concludere un accordo in tempi molto brevi, forse anche già nella stessa giornata di ieri. Aspettativa delusa, anche se il traguardo potrebbe arrivare il 6 maggio, quando sarà presentato il nuovo piano industriale e concretizzati i prossimi investimenti di Fca. “Ci aspettiamo allora una risposta definitiva alla tranquillità occupazionale dei nostri lavoratori che da troppo tempo sono in Cassa integrazione guadagni”, ha detto il sindacalista.

 

Chiesti nuovi aumenti

Il segretario della Fim Cisl, Ferdinando Ugliano ha ricordato all’azienda le richieste di aumenti salariali, dopo i premi concessi ai capi e ai quadri. E in caso di risposta negativa le iniziative di protesta non si faranno attendere nelle fabbriche, partendo da quelle con carichi di lavoro.

 

E la Norvegia compra

Intanto prosegue l’interesse degli investitori internazionali per il gruppo automobilistico che si appresta a lasciare la dede legale di Torino. Ieri la Banca centrale della Norvegia ha comunicato di detenere il 2,038% di Fiat dallo scorso 27 marzo. La quota si aggiunge al 2% circa e al 2,64% posseduto nel capitale del Lingotto dagli investitori istituzionali Vanguard International e Bailli & Co, al 30% in mano all’accomandita Giovanni Agnelli e a più del 2% di azioni proprie (come evidenziato lunedì durante l’assemblea degli azionisti). Norges Bank è un investitore attivo a Piazza Affari: al 31 marzo, secondo il sito della Consob, detiene partecipazioni in Acea (2%), Astaldi (2,15%), Astm (2%), Bper (2,19%), Banca Popolare di Sondrio (2%), Basicnet (4,9%), B&C Speakers (2,115%), Cir (2,094%), Datalogic (2,45%), Erg (2,033%), Indesit (2,068%), Interpump (2,46%), Marr (2,885%), Prysmian (2,174%), Safilo (2,035%), Sesa (2,357%), Sorin (2,017%), Unipol (2,097%), Vittoria Assicurazioni (3,261%), Yoox (2%). Ieri intanto Fiat ha continuato a correre in Borsa, chiudendo a +3,73%, così come la cassaforte Exor (+0,89%), sull’onda delle indicazioni sul futuro date da Marchionne all’assemblea di Torino.

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