Fiat in ritirata dal Corsera. Col nuovo Ad si cambia passo. Elkann resta senza capoazienda e direttore

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Adesso sì che al maggiore quotidiano nazionale c’è da tremare. Più ancora che i conti malandati del gruppo Rcs, la perdita di copie e la linea editoriale del Corriere – da molti definita poco brillante dopo il cambio di direzione – a mettere inquietudine è il possibile cambio di strategia che emerge dalla scelta del nuovo amministratore delegato. La scelta della manager Laura Cioli, curriculum di tutto rispetto e soprattutto con le giuste entrature per rinegoziare il debito della società e scongiurare quella seconda tranche di aumento di capitale che non piace affatto ai grandi azionisti, è stata commentata con enfasi dall’Ad di Mediobanca, Alberto Nagel.

C’È CHI GODE
“Il cda di Rcs ha ben lavorato”, ha detto il banchiere. Giudizio ovvio visto che la Cioli è stata proposta proprio da Mediobanca. La manager però prende il posto del dimissionario Pietro Scott Jovane, il capo azienda imposto e sostenuto anche a costo di un importante sacrificio dall’azionista di maggioranza: la Fiat. John Elkann aveva dovuto rinunciare alla nomina del suo candidato Mario Calabresi alla direzione del Corriere per blindare Scott Jovane. Uscito quest’ultimo, toccava dunque ancora ad Elkann la nomina del sostitituto. Invece è arrivata la Cioli, con provenienza Mediobanca, che è il secondo azionista del gruppo editoriale. Per i più attenti conoscitori dei salotti buoni della finanza nazionale il segnale non si può sottovalutare. La strategia di Torino era chiara e per le sorti del Corriere della Sera puntava a una integrazione profonda tra il quotidiano di via Solferino, La Stampa di Torino e Il Secolo IXX di Genova, ormai controllato dal colosso dell’auto. In nome di questa strategia erano stati fatti investimenti importanti sul sistema editoriale e sulla raccolta della pubblicità.

LA SVOLTA
Qualcosa però nel frattempo è cambiato. Fca ha sempre più la testa e le gambe fuori dall’Italia, anche Elkann – pur appassionato e ormai buon esperto di editoria – ha preso atto che l’integrazione dei tre quotidiani è finanziariamente un bagno di sangue. E infine Fca ha comprato direttamente con la cassaforte di famiglia Exor il settimanal economico inglese The Economist. Una partecipazione che insieme a Stampa e Secolo IXX può bastare. Di qui il disimpegno su Rcs, dove Fiat non esprime più né il direttore, né l’Ad. Un brutto segno per chi conosce la storia di via Solferino.