Figli e figliastri di un’Europa che ha fallito

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di Gaetano Pedullà

Figli e figliastri di un’Europa che ha fallito il suo vero scopo: rendere fratelli Paesi tanto diversi. Possiamo essere gli europeisti più convinti, ma è impossibile negare l’evidenza. In Germania siamo alla piena occupazione e ieri la Borsa di Francoforte ha segnato il livello più alto di sempre. In Italia, come in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Francia, l’unico record è il livello di disoccupazione. O questi Paesi sono tutti miopi e cicale, oppure qualcosa non ha funzionato. Qualcosa non va. Capita così che Bruxelles, sempre ieri, abbia dato sostanzialmente più tempo a Spagna e Francia per rientrare dal loro deficit, di gran lunga superiore al 3%. A noi, che vediamo ballare il deficit proprio sulla linea di questo fatidico 3%, invece nessuno sconto e sarà grasso che cola se ci faranno la grazia di archiviare la procedura d’infrazione in corso proprio per eccesso di deficit. Se non sono due pesi e due misure, di che si tratta?

Il nostro governo, che nei suoi primi tre giorni di attività ha sparso inutilmente sorrisi e strette di mano a Berlino, Parigi e Bruxelles, invece nessuna deroga; nessun alleggerimento ai vincoli9 di bilancio che ci permetterebbero di trovare con un tratto di penna i soldi necessari per bloccare sul serio l’Imu, far fronte al fabbisogno pubblico (salito di 11 miliardi ad aprile scorso), ridurre il cuneo fiscale sul lavoro e sbloccare le risorse necessarie per far ripartire l’economia. Il piatto piange e dobbiamo cavarcela da soli, ci dicono in Europa. Grazie. Se questo è il contributo dell’Unione, possiamo certo farne a meno. Nel frattempo però non cerchiamo solo alibi e sostegni da chi è chiaro che non ce ne vuole dare. Diamoci da fare anche noi. E nelle pagine interne vediamo insieme cosa si può fare concretamente per ridurre gli sprechi e trovare un po’ dei soldi che ci servono. Con la consapevolezza che il primo degli aiuti – e di gran lunga il più importante – non è economico, ma fare le riforme dello Stato, della giustizia e dell’economia necessarie per liberare le energie con cui possiamo sicuramente ripartire.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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