Contrordine di Figliuolo sui vaccini. Il generale fa rapporto a Draghi. Per il premier l’immunità di gregge arriverà a luglio. Ma il commissario lo corregge: non prima di settembre

Figliuolo Draghi vaccini
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Con oltre mezza Italia in zona rossa c’è forse un po’ troppo ottimismo a Palazzo Chigi. Proprio il premier Mario Draghi nell’incontro con le Regioni ha parlato di immunità di gregge a luglio. Nel giro di poche ore arriva, invece, la parziale smentita da parte del commissario straordinario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo: “Il rateo ideale di vaccini da raggiungere, a regime, è fissato in almeno 500 mila somministrazioni al giorno, per ottenere l’immunità di gregge entro la fine di settembre.”

Numeri alla mano (qui il report sull’andamento della campagna vaccinale), quindi soltanto se riusciamo a inoculare 500 mila dosi al giorno di vaccino a partire dalla terza settimana di aprile (leggi l’articolo) riusciremo a raggiungere entro la fine del mese di settembre la tanto desiderata immunità di gregge. Niente male lo stesso, direte voi. Ma qui arriva l’intoppo: tra ritardi, riduzioni della produzione ed intoppi vari abbiamo i vaccini per questi numeri di somministrazioni? Il dubbio è lecito.

Fatto sta che nelle ultime ore Figliuolo sembra si sia dato un gran bel da fare. Altri 420 siti in aggiunta agli oltre duemila attualmente attivi sono stati individuati e comunicati alle Regioni. “Le previsioni circa le forniture di vaccini per il mese di aprile confermano il trend attualmente in crescita, con oltre 8 milioni di dosi in arrivo, 400mila delle quali del tipo Johnson&Johnson”, ha detto Figliuolo.

“Siamo di fronte ad un cambio di passo nella campagna vaccinale”, sostiene il commissario. Oltre ad aumentare i siti, dunque, il commissario punta a “incrementare la platea dei vaccinatori, dando impulso agli accordi con i medici di medicina generale, studi privati, specializzandi, federazione medico sportiva italiana, pediatri e medici ambulatoriali, assunzione di medici a chiamata, odontoiatri, farmacisti“.

Insomma chi più ne ha, più ne metta. “Le stiamo pensando tutte – ammette anche lo stesso commissario – se vogliamo esser pragmatici, si accettano piccoli rischi a beneficio di un bene supremo”, dice Figliuolo, spiegando che “è chiaro che i somministratori dovranno avere requisiti minimi, ma se cominciamo a dire ‘virgola, punto e virgola, punto esclamativo’ allora lasciamo perdere”.

PROBLEMA SERIO. Ma il problema delle forniture è concreto e da non sottovalutare. Ad acquistare i vaccini è l’Unione europea, che ha accordi in esclusiva con le case farmaceutiche. “La strategia sugli acquisti dei vaccini – spiega il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio – non è cambiata“, nonostante l’Italia avrà alla fine del primo trimestre oltre un milione di dosi in meno rispetto a quanto indicato dalle case farmaceutiche. Curcio parla anche dei ritardi interni e in particolare punta il dito verso la Lombardia: “La Regione sta modificando l’infrastruttura di prenotazione”.

C’è poi un’altra questione che tiene banco in queste ore: i viaggi in Europa. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, con un’ordinanza dispone, per arrivi e rientri da Paesi dell’Unione europea, tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni. La quarantena è già prevista per tutti i Paesi extra Eu. Il provvedimento arriva proprio a ridosso della Pasqua: l’obiettivo è evitare la fuga verso le mete europee, approfittando dei giorni di festa.

Soprattutto dopo che a protestare era stato anche il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, che aveva sottolineato come fosse vietato spostarsi tra le Regioni italiane ma fosse invece possibile andare all’estero, anche solo per turismo. La toppa è dunque peggio del buco perché non sarà punendo chi va all’estero che gli albergatori torneranno a lavorare e respirare.