Finalmente c’è discontinuità. Ita non butta i soldi dalla finestra. La newco contesta i 290 milioni del brand Alitalia. E resiste alle pressioni per fare più assunzioni

Ita Alitalia Altavilla
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Non solo il fronte del personale Alitalia che non ne vuole sapere di rinunciare al contratto di settore e continua a protestare. Per il nuovo vettore Ita – Italia Trasporto Aereo il decollo è difficile pure sul fronte del brand dell’ex compagnia di bandiera, che i commissari straordinari hanno fissato su un prezzo base di 290 milioni di euro. Una somma che il presidente di Ita, Alfredo Altavilla (nella foto) ha bollato come “irrealistico” parlando in audizione davanti alle Commissioni competenti della Camera insieme all’Ad Fabio Lazzerini.

In effetti Alitalia riporta a un marchio sostanzialmente fallito più volte, accumulando perdite miliardarie, e fonti vicine al dossier indicano tra 140 e 150 milioni un valore più congruo. lore di non più di 145-150 milioni di euro. “Dobbiamo stare sul mercato”, ha ribadito Altavilla, annunciando un Cda straordinario venerdì prossimo per esaminare la questione.

Il problema però potrebbe risolversi più facilmente del previsto in caso di asta deserta (com’è probabile) con la successiva possibilità per la newco di presentare offerte di gran lunga più basse rispetto ai 290 milioni (oltre depositi e garanzie che ne rendono poco appetibile l’acquisto ad altri vettori). Uno scenario che ha subito contrariato la terna commissariale di Alitalia. Poco dopo le affermazioni di Altavilla i commissari hanno fatto sapere che il prezzo di 290 milioni è frutto di una perizia svolta come previsto dalla legge da un professionista terzo incaricato dalla procedura.

Intanto si corre anche per far partire Ita il 15 ottobre, giorno in cui Alitalia non volerà più (leggi l’articolo). L’Enac ha chiesto alla nuova compagnia di presentare già domani la lista degli equipaggi e l’azienda ha avviato le assunzioni. Così i dipendenti Alitalia che continuano a protestare rischiano di restare quasi tutti esclusi dal passaggio in Ita, dove si resta fermi sui 2.800 posti complessivi, mentre il personale della compagnia al capolinea è di circa 11mila unità.