Da mesi il centrosinistra discute di chi debba guidarlo e lamenta un programma che ancora manca, e domenica, mentre il Partito democratico riuniva l’assemblea sul mandato della segretaria Elly Schlein, un pezzo di quel programma con dentro le cifre l’ha portato a Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. Riguarda le bollette ed è una base su cui la coalizione dovrebbe cominciare a ragionare.
L’urgenza sta nei numeri. Nel 2024 le famiglie in povertà energetica erano 2,4 milioni, il record della serie secondo l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica, e dal 1° ottobre la bolletta elettrica del cliente tipo vulnerabile in Maggior tutela è salita del 37,3% in un trimestre, come ha comunicato l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente.
La risposta di Avs ha due gambe. La prima è una bolletta sociale per 8 milioni di famiglie: un credito progressivo, riconosciuto in automatico a chi ha un Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) fino a 30mila euro, con circa 2.000 kilowattora gratuiti e un beneficio massimo di 450 euro l’anno. La seconda è il nolo sociale delle pompe di calore: una società selezionata dal Gse (Gestore dei servizi energetici) le installa senza anticipo, gratis fino a 15mila euro di Isee e per circa 19 euro al mese fino a 30mila, con l’obiettivo di 350mila impianti l’anno.
Bolletta sociale: una proposta che regge
L’impianto ha basi solide. Il meccanismo automatico, dove arriva, funziona: nel 2024 i bonus sociali hanno abbassato la povertà energetica dal 10,8% al 9,2% delle famiglie, ha calcolato l’Istat. Il nolo ha un precedente vivo a Parigi, dove dal 1° ottobre il governo offre il leasing delle pompe di calore alle famiglie modeste con una rata che resta sotto la bolletta del gas. E i kilowattora gratuiti incrociano una richiesta dei costruttori, perché lo studio di Teha Group per Assoclima propone di togliere l’accisa sui primi 1.800 kilowattora l’anno di chi usa la pompa di calore, quasi la cifra di Avs.
Anche le coperture hanno un fondamento. Le aste della CO2 hanno reso circa 18 miliardi fra il 2012 e il 2024 e solo il 9% è andato alla transizione secondo il think tank Ecco, mentre gli 1,8 miliardi l’anno che Avs chiede ai nuovi programmi d’arma sono una scelta politica dichiarata, ed è giusto che lo sia. Per fare un confronto, il governo nel Piano sociale per il clima mette sul Bonus sociale energia plus 1,34 miliardi in quattro anni, dal 2028.
Cosa va messo a punto
Proprio perché è una base, la proposta ha punti da lavorare. I numeri del credito vanno allineati: 2.000 kilowattora al prezzo che l’Arera applica da ottobre ai vulnerabili, 43,43 centesimi, valgono circa 870 euro, quasi il doppio dei 450 indicati, e il costo cambia: già così il tetto, 450 euro per 8 milioni di famiglie, vale 3,6 miliardi l’anno. Poi c’è l’Isee. Nel 2024, sempre secondo l’Istat, il 52,6% delle famiglie in povertà energetica è rimasto senza bonus, perché lo sconto arriva solo a chi presenta la dichiarazione e perché l’Isee conta anche casa e risparmi. Allargare la soglia aiuta il ceto medio che Bonelli vuole proteggere, e per raggiungere chi resta al freddo serviranno anche altri canali.
Sulle pompe di calore conta la scala: la Francia punta a 55mila impianti in due anni, Avs a 350mila l’anno, e in Italia il kilowattora elettrico costa ancora troppo rispetto al gas, che è il primo freno indicato da Teha. Sono questioni da tavolo tecnico, cioè esattamente il lavoro che il centrosinistra deve subito cominciare.
Bonelli ha messo cifre su un tavolo dove finora si contavano i candidati alle primarie. Chi pensa che vadano corrette ha un modo semplice per dirlo: portarne di migliori.