Finanzieri, l’ora della rabbia

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di Sergio Patti

Il giorno dopo, la ferita fa ancora più male. Ieri i giornali e telegiornali non ci sono andati leggeri. E l’inchiesta sul generale Vito Bardi, a Napoli, e sul comandante Fabio Massimo Mendella, a Livorno, hanno messo in ginocchio l’intera Guardia di Finanza. Nella truppa, soprattutto, costretta a vivere con stipendi miseri, bloccati da anni, lo sconcerto era inquietante. Per questo si attendeva un segnale dal comandante generale Saverio Capolupo. Oltre al Bardi – indagato per corruzione – solo pochi giorni prima era finito in carcere il suo predecessore nella casella numero due delle Fiamme gialle, il generale ora in pensione Emilio Spaziante, coinvolto nell’inchiesta sul Mose di Venezia. Capolupo avrebbe preparato un discorso pubblico per elencare i successi ottenuti dalla Guardia di Finanza nella lotta alla corruzione. Poi però non se n’è fatto niente. Solo alcune interviste pubblicate stamattina da alcuni quotidiani. Ma evidentemente il tempo delle parole è finito e ora servono i fatti. Persino il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan – da cui dipende la Gdf – si è limitato a generiche dichiarazioni di circostanza, dicendosi addolorato ed esprimendo la sua fiducia negli uomini della Guardia di Finanza. Lo stesso copione del Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Colangelo, che perlomeno una telefonata a Capoluopo l’ha fatta. Un chiarimento necessario, non solo perché è proprio il suo ufficio, con il Procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e il sostituto Henry John Woodcock, a svolgere l’inchiesta che coinvolge Bardi (e per certi aspetti anche Spaziante), ma soprattutto perché sono molte le indagini alle quali i finanzieri lavorano fianco a fianco con i magistrati.

Nulla sarà come prima
Dopo l’ultimo colpo però nulla sarà più come prima. Solo pochi giorni fa La Notizia aveva addirittura aperto il giornale sulla delusione strisciante tra i finanzieri per via dell’ultima decisione della Corte Costituzionale, che aveva respinto la richiesta di adeguamento degli stipendi, bloccati da anni, a differenza di altre categorie, come i magistrati, gli insegnanti o gli impiegati nelle società pubbliche o partecipate dagli Enti locali. Nel comparto difesa e sicurezza, invece, non si è mosso nulla. Così un capitano o persino un colonnello può guadagnare meno di un giovane avvocato. E un militare senza grado può direttamente rivolgersi agli usurai se solo ha una famiglia a cui pensare. Di qui lo sconcerto. Sentire le accuse degli imprenditori napoletani Pizzicato, che sostengono di aver versato uno “stipendio” di 30 mila euro al mese a Bardi per tenere lontane le ispezioni alle loro attività, ha lasciato di stucco chi quella stessa cifra non la vede in due anni di duro lavoro.

Ruolo strategico
E dire che il ruolo della Finanza oggi più che mai è tanto strategico quanto esposto al rischio della corruzione. Un cancro che lo Stato dice di voler combattere predisponendo leggi e adesso regole e poteri nuovi per l’Autorità affidata a Raffaele Cantone. Se poi però le verifiche fiscali per milioni le si lasciano fare a uomini che hanno fame, tutti questi poteri finiscono per valere poco e niente.